Milano – Alfredo Cospito è stato trasferito al carcere milanese di Opera, ma su di lui nessuna marcia indietro del governo: l’anarchico rimane infatti al 41 bis.
Alfredo Cospito
Lo fa sapere il ministero della giustizia con una nota. Prima del trasferimento Cospito era detenuto al carcere di Sassari, dove da ottobre dello scorso anno è in sciopero della fame per protestare contro l’applicazione del carcere duro nei suoi confronti.
Il trasferimento dell’anarchico è stato disposto su espressa indicazione dei medici dell’Asl di Sassari: nell’istituto sardo infatti, dopo gli oltre 40 chili persi per lo sciopero della fame, le condizioni di salute dell’uomo erano in continuo peggioramento.
Ora, spiega il ministero della giustizia, Cospito è recluso in una struttura detentiva più idonea a garantirli tutti gli eventuali interventi sanitari necessari. “La tutela della salute di ogni detenuto costituisce un’assoluta priorità”, ha commentato il ministro Carlo Nordio.
Ma nonostante gli oltre 100 giorni di sciopero della fame, le polemiche delle ultime settimane e gli appelli di intellettuali e attivisti italiani, il governo continua a mantenersi sulla linea dura contro l’anarchico. Che infatti, come sottolinea il ministero della giustizia, “resta sottoposto al regime detentivo speciale di cui all’articolo 41 bis”.
Nel 2013 Cospito è stato condannato a dieci anni e otto mesi di carcere per aver gambizzato a Genova un dirigente dell’Ansaldo. Successivamente, quando già in carcere, l’anarchico è stato accusato di aver piazzato, nella notte tra il 2 e il 3 giugno 2006, due pacchi bomba davanti la scuola allievi ufficiali dei carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, che non hanno causato né morti né feriti.
Per quest’ultima vicenda Cospito è stato condannato in appello a 20 anni di carcere e inserito nel circuito penitenziario ad alta sicurezza per reati di tipo associativo che cono sottoposti a sorveglianza più stretta. Poi, nel 2022, il ministero della giustizia ha deciso di sottoporlo al 41 bis, il cosiddetto carcere duro, sostenendo che il detenuto riusciva a comunicare con gli ambienti anarchici attraverso riviste di settore e pubblicazioni di area anarchica.
