Mafia viterbese – Una delle vetture date alle fiamme (nei riquadri i presunti boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi)
Viterbo – (sil.co.) – Banda criminale italo-albanese, ultima spiaggia contro l’accusa di associazione di stampo mafioso.
E’ l’ora della verità per i vertici di mafia viterbese condannati in primo e secondo grado con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso, contestata da sempre dagli avvocati Roberto Afeltra e Giuseppe Di Renzo, difensori dei presunti boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.
Oggi è il giorno della cassazione, cui spetterà il terzo e ultimo grado di giudizio. Davanti alla corte suprema, oltre ai presunti boss, anche altri sette imputati, uno dei quali prosciolto in appello dall’aggravante di associazione di stampo mafioso.
A distanza di quattro anni dal blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, quando furono arrestati 13 componenti del presunto sodalizio criminale italo-albanese capeggiato da Trovato e da Rebeshi, si deciderà in via definitiva sulla condanna a 12 anni e 9 mesi di reclusione e a 10 anni e 11 mesi del secondo, entrambi detenuti al 41 bis.
Trovato: “Nessuna associazione di stampo mafioso”
“Nessuna associazione di stampo mafioso”. E’ uno dei motivi del ricorso per cassazione del difensore di Trovato e della compagna Fouzia Oufir, condannati rispettivamente a 12 anni e 9 mesi e a 5 anni di reclusione in secondo grado dalla corte d’appello di Roma il 7 giugno 2021.
Secondo l’avvocato Giuseppe Di Renzo, del foro di Vibo Valentia, sussiste un evidente “vizio di motivazione”, derivante dal “travisamento della prova”, presente fin dal primo grado di giudizio, meritevole di attenzione da parte dei giudici della suprema corte.
Con l’occasione il legale dell’ex commerciante di preziosi d’origine calabrese torna dire: “La pistola tanto osannata in sede di indagine, nella disponibilità di Trovato, rappresenta un ferro arrugginito dalle dubbie potenzialità”.
Rebeshi tra assoluzioni e sconti di pena
Afeltra, che assiste Rebeshi, nel frattempo è riuscito a ottenere l’assoluzione del presunto boss albanese dall’accusa di estorsione con metodo mafioso al processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per il cosiddetto filone “mafia viterbese bis” ai danni di due commercianti del capoluogo.
E’ stata invece ridotta da 16 a 10 anni di reclusione in appello la pena per spaccio sul litorale, nell’ambito dell’operazione Sottovuoto. mentre a febbraio Rebeshi comparirà davanti alla cassazione contro i tre anni inflitti in secondo grado nell’ambito dell’operazione Ichnos, per traffico di droga in Sardegna.
Sono infine tuttora in corso a Viterbo altri tre processi a carico dell’albanese. Due avviati alla prescrizione, uno per falso e l’altro per spaccio in cui è imputato anche l’ex sodale pentito Sokol Dervishi. Il terzo, invece, è per avere diffamato e minacciato di morte un carabiniere del nucleo investigativo che stava indagando sul suo conto.
Mafia viterbese – Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime dai sodali
Le condanne di primo e secondo grado
– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione (13.400 euro di multa) – In primo grado 13 anni e e 4 mesi (14mila euro di multa);
– Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi (9.500 euro di multa) – In primo grado 12 anni e 12mila euro di multa;
– Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi (5.300 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 8 mesi (8mila euro di multa);
– Gabriele Laezza: 7 anni (5.800 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 6mila euro di multa;
– Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi (5.200 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 4mila euro di multa;
– Fouzia Oufir: 5 anni – In primo grado 5 anni e 4 mesi (6mila euro di multa);
– Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi – In primo grado 7 anni e 4 mesi;
– Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi – In primo grado 6 anni;
– Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (cadut l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso)– In primo grado 8 anni e 4 mesi;
– Martina Guadagno: Assolta – In primo grado 2 anni e 4 mesi (assolta dall’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso).
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

