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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ringraziamo l’amministrazione per aver invitato il comitato di quartiere alla conferenza sullo sviluppo turistico di Viterbo e del suo territorio, con la partecipazione degli “attori” locali, i quali hanno presentato molti progetti e proposte interessanti.
Noi residenti del borgo che, insieme alla cattedrale e al palazzo Papale, è il luogo più visitato dai turisti non siamo in senso stretto “attori” di questo sviluppo, tutt’al più sostenitori, ma non vogliamo essere spettatori passivi o, peggio, vittime di esso.
Per questo siamo molto interessati a conoscere il modello di sviluppo turistico che l’amministrazione ha in mente e pensiamo anche che tutti i cittadini dovrebbero esserlo, specialmente quelli che abitano il grande centro storico viterbese e che dovrebbero in qualche modo essere coinvolti in questo processo, destinato a modificare profondamente la città.
Come cittadini residenti abbiamo quindi da fare delle considerazioni e porgere domande.
Innanzi tutto ci chiediamo come si concilia questa vocazione turistica della città con le condizioni reali in cui versa il centro storico. Mancano ancora i presupposti per un vero salto di qualità in questa direzione e, soprattutto, sembra che non siano previsti nell’immediato interventi importanti di riqualificazione della zona medievale che più attrae il turismo, né finanziamenti a ciò finalizzati.
Alcuni, nel corso della conferenza, hanno ricordato che mancano servizi essenziali, (trovare un bagno pubblico è spesso un problema), i parcheggi sono decisamente insufficienti (il megaparcheggio interrato previsto tra i progetti del Pnrr è ancora in corso di studio), i collegamenti ferroviari sono carenti, manca un trasporto pubblico efficace, anche con navette nel centro storico.
Ma soprattutto quello che difetta, almeno nel “borgo” di San Pellegrino, è la cura del decoro urbano: molti angoli versano in stato di vero e proprio abbandono: palazzi fatiscenti, anche di proprietà pubblica, transennati da mesi; scarsa pulizia, specie nei vicoli; facciate deturpate da scritte e fili elettrici volanti; indicazioni stradali non sempre chiare e talvolta contraddittorie; arredi urbani inadeguati; piazze e stradine occupate oltre ogni logica dai dehors.
Si tratta di un centro storico su cui si vuole basare lo sviluppo della città, ma che non ha visto interventi importanti di riqualificazione urbana da troppo tempo. In particolare nel quartiere San Pellegrino non si è visto negli ultimi quaranta anni un intervento pubblico, se non per tappare, quasi sempre in modo incongruo, le buche di un piano stradale del tutto dissestato.
Poiché evidentemente non è stato possibile all’amministrazione destinare una parte dei fondi del Pnrr alla riqualificazione di questo che, lo ripetiamo, è il quartiere più visitato della città, speriamo che almeno in sede di bilancio e alla luce di questa vocazione turistica, si trovino delle risorse per sanare le situazioni più gravi.
Nel frattempo pensiamo che dovrebbero essere destinati a questo scopo, almeno in parte, gli introiti della tassa di soggiorno (il quartiere registra la presenza di numerosissime strutture di accoglienza) e quelli derivanti dall’occupazione del suolo pubblico.
Fin qui i rilievi, passiamo alle domande o meglio alla domanda fondamentale: Quale processo di sviluppo turistico della città l’amministrazione intende seguire? C’è l’intenzione di rendere partecipi tutti i soggetti interessati e in primo luogo tutti i cittadini a questa iniziativa, che intende modificare il volto della città?
Noi auspichiamo che l’obiettivo sia lo sviluppo di una città d’arte di tipo turistico-residenziale.
Auspichiamo cioè una forma di turismo che, puntando sulla bellezza, la cultura e la storia, riesca a conciliare questa trasformazione con le esigenze di quanti risiedono nel centro storico, perché questo non venga ridotto a una falsa quinta teatrale.
Auspichiamo che non si voglia continuare a usare San Pellegrino come una scatola vuota da riempire di eventi effimeri o da riservare a luogo della movida, senza alcuna considerazione per i disagi dei residenti, molti dei quali finora sono stati spinti a trasferirsi altrove.
Auspichiamo che vengano impediti il transito e sosta ai mezzi non autorizzati e in particolare a quelli pesanti.
Speriamo che venga incentivata in qualche modo l’apertura di botteghe di artigianato locale, la riapertura di negozi di prossimità, dove anche gli ospiti delle numerose case vacanza possano fare i loro acquisti e possano assaporare le specialità gastronomiche del territorio.
Speriamo che vengano recuperati edifici pubblici e, perché no, incentivata la residenza di coppie giovani, magari con agevolazioni fiscali.
Speriamo in definitiva che non venga fatta di Viterbo una città mummificata, “perché svuotata del suo interiore” e “trasformata in un’immensa Disneyland storica”, ma che rimanga una città viva, orgogliosa del suo passato, ma anche proiettata verso un futuro in cui il turismo, se può essere una leva del presente, un elemento propulsore, come dice la sindaca Frontini, non deve però diventare una gabbia, non deve nuocere ai residenti e soprattutto deve lasciare lo spazio per uno sviluppo in ambiti in cui si giocano davvero le sfide del pianeta, in primo luogo l’ecologia, la tecnologia, la comunicazione.
Maria Elena Pierini
Comitato di quartiere San Pellegrino
