Viterbo – “Dopo l’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, il 2022 è stato segnato da altre e, se possibile, più dure emergenze. Quella del caro-bollette. Quella del caro-energia. Quella dell’aumento dei tassi di interesse dei mutui. Emergenze che stanno mettendo in ginocchio l’economia”. Il segretario provinciale Confartigianato Andrea De Simone cerca di guardare al futuro con ottimismo, ma per il presente ammette: “La situazione è complessa e difficile”.
Andrea De Simone
Che anno è stato il 2022?
“I bilanci purtroppo negli ultimi anni hanno sempre un valore negativo. È stato un anno difficile, perché se da un lato ci siamo un po’ liberati dall’emergenza pandemica che aveva caratterizzato il 2020 e gran parte del 2021, dall’altro sono arrivate altre tipologie di emergenza. Soprattutto quelle legate al caro-bollette e al caro-energia, che trasversalmente sono andate a colpire buona parte della filiera artigiana. Poi stiamo combattendo con il rialzo dei tassi di interesse che ha comportato e sta comportando continui aumenti delle rate dei prestiti presi dalle imprese, ma anche dai privati cittadini. Questo degli ultimi mesi è un periodo emergenziale che ha una natura diversa ma che sta continuando a mettere in difficoltà economia e famiglie”.
Costo dell’energia alle stelle, aumento delle rate dei mutui e crescita dell’inflazione. La situazione per le imprese e le famiglie è peggiore di quella conseguente alla pandemia da Covid-19?
“È una situazione emergenziale di natura diversa e secondo me peggiore rispetto al passato. Perché se durante la pandemia erano subentrati degli strumenti di sussidio da parte dei governi di allora – che potevano essere più o meno giusti, ma che avevano permesso di respirare, come ad esempio le sospensioni delle rate dei prestiti, il blocco dell’azione esecutiva dell’agenzia delle entrate -, ora, per varie ragioni, questi strumenti non ci sono più. Di conseguenza la situazione per imprese e lavoratori e famiglie è peggiore. Perché è vero che rispetto a quando erano chiuse per Covid le aziende lavorano, ma è altrettanto vero che spesso e volentieri lavorano in perdita”.
Piccole e medie imprese che sono costrette a far fronte a uscite e spese maggiori di quelli che sono i guadagni, dunque…
“Purtroppo sì. Immaginiamoci un forno, una pizzeria o tutti quei lavori ad alta intensità energetica che devono pagare bollette triplicate o quadruplicate rispetto al passato. A questo aggiungiamoci il rialzo dei tassi dei mutui e dei prestiti, che ad esempio hanno fatto schizzare le rate da 400 a 800 euro. Poi uniamoci, ad esempio, possibili riscossioni da parte dell’agenzia delle entrate. Ed ecco fatto che l’azienda non ce la fa più. Non riesce ad andare avanti. Quello che speriamo è che, con l’approvazione della legge di bilancio, la situazione possa alleggerirsi”.
Una situazione che grava sul contingente ma che è anche fonte di preoccupazione per il futuro. Che conseguenze ha in termini economici questa sensazione di precarietà?
“La maggior parte delle aziende ha paura per il futuro. Così come ha paura anche il privato cittadino. Per questo c’è più prudenza. Perché non si sa come andranno le cose. Ed ecco che, anche in questo periodo di acquisti di Natale, si spende di meno. Si è tutti più morigerati, si risparmia. Un atteggiamento questo che non sta facendo esplodere gli acquisti di Natale. La spesa c’è, certo, dicembre è un mese buono per l’economia e l’artigianato, ma c’è maggiore prudenza. Lo si vede anche girando per la città. Gente per le strade ce n’è. Così come ce n’era per “Non chiamatela notte bianca”, ma con le buste degli acquisti o pacchetti regalo quasi nessuno. Un dato indicativo della situazione che stiamo vivendo”.
Lo scorso anno a trainare l’economia e la ripresa era stato il settore edilizio. Anche quest’anno si conferma portabandiera della ripartenza?
“Purtroppo no. Il boom a cui avevamo assistito nel 2021 grazie al Superbonus, negli scorsi mesi si è improvvisamente arrestato, frenato. Abbiamo visto nuovi lavori bloccarsi, così come anche alcuni di quelli in corso. I crediti fiscali che sono rimasti in pancia delle aziende hanno privato queste aziende della liquidità per andare avanti, per pagare i dipendenti, per pagare i fornitori e per pagare le rate dei prestiti in banca. Se la situazione non viene risolta a breve, rischia di avere ripercussioni sociali molto importanti”.
Di fatto il 2022 ha quindi sancito il fallimento del Superbonus del 110%?
“Il Superbonus per come è stato concepito è nato male. L’idea di fare le cose gratis, non dà valore alle cose. Faccio un esempio. Se un filone di pane arriva a costare 20 euro, ma a pagarlo è interamente lo stato, a te non interessa. Lo prendi e te ne esci con il pane sotto braccio. Perché se una cosa non la si paga, non interessa. Ma se anche un 20% di quel prezzo sei tu a doverlo pagare, inizi a contrattare. Perché non ti sta bene pagare neanche quattro dei venti euro totali, se prima acquistavi il pane a uno o due euro. Ed è stato questo il grande errore del 110. Il fatto che nessuno doveva pagare se non lo stato, ha fatto sì che i prezzi delle materie prime, delle consulenze professionali e di tutto ciò che ruota attorno al mondo dell’edilizia, lievitassero. La finestra non costa più 10, ma 100? Va bene, tanto a pagare è lo stato. Il gratis non dà valore alle cose e questo sistema, così come è nato, si è poi rivelato per quello che era: un metodo fallimentare”.
Ha però fatto ripartire l’economia nei difficili mesi post-lockdown…
“Sì, da un lato lo ha fatto. Ma partendo dai presupposti sbagliati, si è inceppato tutto il meccanismo. Le risorse sono finite in breve tempo, e il blocco improvviso della cessione dei crediti da parte del governo Draghi non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Non permettere alle imprese di cedere i crediti, infatti, le ha messe in forte difficoltà. Auspichiamo che il governo Meloni, nonostante i tempi stretti in cui sta lavorando alla legge di bilancio, possa risolvere quanto prima questo problema. È la priorità al momento”.
Se non è il settore edilizio, quest’anno quale sale sul podio di settore trainante la ripresa?
“Fare un podio è difficile data la situazione generale, ma sicuramente rispetto ai mesi precedenti, quest’anno è ripartito il settore della moda. Tutto ciò che ruota attorno al mondo wedding e alle cerimonie, che di fatto per due anni era stato fermo. Quella filiera è andata meglio rispetto ad altre. Parallelamente è cresciuto anche il settore alimentare”.
Sul fronte Microcredito di impresa, lo strumento offerto da Confartigianato alle imprese e ai lavoratori per fornire liquidità, quanta domanda c’è stata nell’anno appena concluso?
“La richiesta di credito c’è stata ed è sempre crescente. Ma è anche più facile trovare situazioni di disagio. Veniamo da due anni difficili per le imprese, hanno bilanci in forte tensione e per questo è più difficile erogare credito. La domanda è sempre forte, però si eroga credito con molta più prudenza. Ciononostante riteniamo di essere uno strumento complementare rispetto al credito bancario e di aiuto verso certe categorie che sono più difficilmente bancabili. È uno strumento che riteniamo essere il nostro fiore all’occhiello, riconosciuto e vigilato dalla Banca d’Italia, uno dei pochissimi che operano in Italia, avere la sede operativa qui all’interno della Confartigianato è motivo di orgoglio, perché si riescono a salvare situazioni che difficilmente il sistema bancario riuscirebbe ad aiutare”.
Cosa vi augurate per il 2023?
“Che dopo mesi e anni di difficoltà su vari fronti, vivremo un 2023 più tranquillo e sereno, senza altre nuove emergenze. Niente sarà risolto nelle prime settimane o nei primi mesi del 2023. Contiamo però che per la seconda metà dell’anno si vedano spiragli di luce. Per la prima metà aumenterà l’inflazione, aumenteranno i tassi di interesse, sarà un inizio anno ancora molto difficile. Auspichiamo che non arrivino altre emergenze”.
Barbara Bianchi
