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Viterbo – (sil.co.) – Faceva da corriere per il trasporto da Viterbo al Nord Italia di cocaina destinata allo spaccio, condannata in via definitiva a 5 anni e 4 mesi di reclusione e 20mila euro di multa.
Bocciato dalla cassazione il ricorso di una pluripregiudicata 38enne originaria di San Vito al Tagliamento, Renata Zavagnin, spacciatrice e tossicodipendente, contro la sentenza con cui, il 9 luglio 2021, la corte d’appello di Firenze ha confermato la condanna di primo grado del 16 dicembre 2020 del gup del tribunale di Siena.
Per la difesa, secondo cui non è stato tenuto in debito conto il fatto che l’imputata abbia collaborato, non ci sarebbero inoltre prove dei presunti legami intercorrenti tra la 38enne della provincia di Pordenone, cui è stata contestata la recidiva reiterata, e un gruppo di spacciatori operanti nel territorio del Viterbese.
Per l’accusa sarebbe “persona inserita in una struttura organizzata, già ramificata nel Settentrione, per la quale avrebbe occasionalmente svolto le funzioni di corriere, come persona di fiducia dei fornitori”.
Fu fermata dai carabinieri di Siena al confine tra Lazio e Toscana con 91 grammi di cocaina da cui sarebbe stato possibile ricavare 493 dosi. Secondo quanto ricostruito sarebbe venuta a Viterbo apposta da Pordenone per recuperare la cocaina destinata al mercato del Nord Est.
“La corte di merito – si legge nelle motivazioni pubblicate il 20 dicembre della sentenza del 6 ottobre – ha debitamente esplicato, in modo logico e congruo, come sia stata lei stessa ad ammettere che stava trasportando un ingente quantitativo di droga da Viterbo in Veneto (o a Pordenone), in tal maniera rendendo oltremodo plausibile che, per le stesse modalità della condotta, lei agisse saltuariamente come corriere, offrendo il proprio supporto ai fornitori dello stupefacente”.
E ancora: “La corte di merito ha, poi, fornito adeguata risposta anche all’invocata esclusione dell’applicazione della contestata recidiva reiterata, facendo espresso riferimento alle precedenti condanne subite dall’imputata, indice di una sua maggiore pericolosità, peraltro confermata dal fatto che, senza che esse avessero avuto alcun tipo di efficacia deterrente, la Zavagnin avesse utilizzato gli anni trascorsi nella provincia di Viterbo per stringere contatti con spacciatori locali, poi mantenuti anche dopo essere tornata a vivere nel Nord Italia, così perseverando nella sua illecita attività di spacciatrice, già intrapresa a far data dal 2003”.
“L’imputata – viene sottolineato – ha già subito almeno quattro condanne definitive per reati di questo stesso genere, dimostrando così una personalità fortemente incline a delinquere e a mantenere la propria tossicodipendenza mediante l’attività di cessione di droga a terzi”.
La cassazione, inoltre, evidenzia come la 38enne abbia collaborato per modo di dire: “La corte territoriale ha escluso che lei abbia fornito dati nuovi e oggettivamente utili agli inquirenti, avendo, invece, reso informazioni ‘solo generiche, molto parziali e sostanzialmente inutili per le indagini perché non suscettibili di approfondimenti investigativi’, essendosi limitata ad indicare, con nome presumibilmente falso, un solo fornitore, peraltro senza specificare i luoghi di sua reperibilità o di consegna della droga, nonché ad indicare un numero di telefono che ben sapeva non essere intestato a lui”.
Pochi giorni prima di Natale del 2011, quando aveva 26 anni, è stata arrestata, assieme a una coetanea, per traffico internazionale di eroina. Bloccate al valico stradale di Merma mentre rientravano dalla Slovenia a bordo di una Peugeot 206 con 50,26 grammi di eroina, un flacone di metadone e vario materiale per il confezionamento di dosi a fine di spaccio.
Sei mesi dopo, a giugno 2012, le sono stati revocati i domiciliari a casa del padre, in seguito a un’aggressione preannunciata alle forze dell’ordine da parte del genitore, disperato perché la figlia avrebbe continuato a ricevere spacciatori. Il padre ha patteggiato dieci mesi per direttissima, con sospensione della pena. Per la figlia si aprirono le porte della sezione femminile del carcere del Coroneo.
