Viterbo – Il tribunale
Viterbo – (sil.co.) – Disabile minorenne presunta vittima di bullismo in un centro della provincia, le “amiche del bar” difendono i due imputati. Uno in particolare, accusato di essersi fatto consegnare il cellulare nuovo di zecca dalla parte offesa, il cui padre si è rivolto ai carabinieri denunciando la coppia, finita a processo davanti al collegio.
“Il cellulare se lo sono scambiato. E siccome quello dell’imputato era un modello precedente, gli ha dato anche la differenza di denaro”, hanno detto due ragazze ventenni.
Erano ancora minorenni all’epoca dei fatti, risalenti all’estate 2017, quando gli imputati avrebbero anche costretto la vittima a fumare spinelli e a fare acquisti per loro durante un giro in un centro commerciale del capoluogo.
Ma per le giovani testimoni, sarebbero stati loro “vittime” del disabile. “Era lui a fare fastidio. Noi passavamo giornate intere nello stesso bar. Lui, che passeggiava sempre da solo, si univa a noi. Ma non era uno di noi, Anzi non era proprio gradito nel gruppo. Non faceva che disturbare. A me una volta ha dato una spinta e mi ha fatta cadere”, ha perfino detto una ragazza.
L’imputato accusato di avergli sottratto il cellulare, secondo le testimoni, che hanno insistito sulla versione dei “telefoni scambiati”, “non era proprio un bullo”, “non è una persona violenta”, “mai visto picchiare o minacciare”, “era un assuntore, ma mai visto cedere droga”.
I difensori Domenico Gorziglia e Andrea Marinelli, sentite le due testimoni e l’ultimo teste dell’accusa, un 41enne che in seguito a un incidente ha detto di non ricordare e di non potere nemmeno confermare quindi quanto a suo tempo ai carabinieri, hanno rinunciato a sentire gli altri della lista, accorciando i tempi del processo, la cui discussione è stata rinviata al 18 gennaio.
Carabinieri
La vicenda
Imputati due presunti spacciatori, componenti di una banda di bulli che, durante l’estate del 2017, in un centro dei Cimini avrebbero picchiato e terrorizzato un portatore di handicap di 17 anni, costringendolo a versare loro soldi e a fumare uno spinello.
Ai carabinieri, la vittima ha riferito: “Mi hanno costretto a fumare marijuana, io gli ho detto di no, non posso perché mi fa male. Ma uno di loro mi ha preso a schiaffi e pugni e l’altro mi ha fatto fumare per forza uno spinello”.
Gli imputati, oltre a dargli l’erba, avrebbero spillato alla vittima 250 euro e rubato un cellulare nuovo di zecca (un iPhone ultimo modello del valore di mille euro).
Secondo quanto emerso all’udienza del 19 ottobre 2021, la coppia avrebbe preteso 250 euro in cambio della canna fatta fumare a forza e sarebbe anche riuscita a sottrarre alla vittima altri 350 euro per la scuola guida. Una volta gli avrebbero sottratto un paio di scarpe, una collana, un orologio e delle magliette con la scusa di andare in discoteca.
Un’altra lo avrebbero portato a Viterbo e, dopo un giro a pratogiardino “Lucio Battisti”, sarebbero andati a fare shopping a spese sue in un centro commerciale.
Era il 30 giugno 2017 quando il ragazzo, con problemi di vista e di udito, sarebbe stato aggredito, picchiato e derubato di un iPhone sulla piazza principale del paese. Sarebbe stato solo l’ultimo episodio di una lunga scia di vessazioni e angherie cui l’adolescente sarebbe stato sottoposto.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

