Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mi sento di sottoscrivere in linea di massima le affermazioni dell’assessore Silvio Franco, quando sostiene che non è sui mercatini di Natale che si impianta il turismo viterbese. Certo, a Natale la città deve essere addobbata come merita un centro di attrazione turistica, con luci mirabolanti, giochi, e mercatini; ma per la gioia dei suoi abitanti e dei suoi frequentatori abituali, quelli che vengono dal territorio circostante.
Viterbo – La manifestazione degli ambulanti contro la decisione sul mercatino di Natale
Nessuno parte da Milano per visitare il Natale viterbese; vanno a Bolzano o in Tirolo.
I problemi sono altrove. Le risorse di Viterbo – ormai spero sia divenuto chiaro a tutti – sono la cultura, il paesaggio, il turismo, declinato anche nella sua componente termale e agroalimentare. E siamo anche fortunati, perché le dinamiche socioeconomiche planetarie, almeno quelle che interessano i paesi più avanzati, vanno proprio nella direzione di un consumo di tempo libero di qualità.
Viterbo è abbastanza centrale dal punto di vista infrastrutturale per quel che riguarda gli spostamenti del turismo automobilistico; equidistante dal nord e dal sud della penisola, servita da un raccordo autostradale (doppio, ormai si può dire: sia quello che guarda alla A1 che quello che guarda al litorale tirrenico). Meno felici sono il servizio ferroviario e quello aeroportuale, ma ci si potrebbe lavorare se solo la Regione fosse meno romanocentrica.
Inoltre la città non solo ha di suo un sontuoso patrimonio storico e architettonico medievale, molto raro per una città delle sue dimensioni (facile avere una cinta muraria intatta a Monteriggioni… ); è al centro di un territorio che conserva le principali (ripeto: le principali) vestigia della civiltà etrusca e alcuni veri gioielli appartenenti alla cultura rinascimentale; guarda a due laghi di altissimo pregio paesaggistico e ad un’area forestale che sfiora la città; offre un vasto territorio a vocazione termale.
Altrove tutto ciò porterebbe la Città ai vertici del turismo nazionale e internazionale, perché pochi centri, non solo in Italia ma anche in Europa, hanno privilegi a tutto campo come Viterbo. Non lo dice il sottoscritto, che potrebbe essere affetto da campanilismo acuto, lo hanno detto esperti italiani e stranieri di turismo, in varie sedi.
Gli è che nell’età del metaverso quel che conta è più l’apparenza che la sostanza; più una sapiente narrazione, anzi affabulazione, giocata sulla logica dello spot, quello che costruisce i significati e i sensi anche a dispetto della realtà. Così capita che la derelitta Matera, legata pressoché esclusivamente alle sue pur magnifiche grotte, cantate sì da Pasolini, Gibson e De Martino, ma come scenari dell’altrove, diventi capitale europea della cultura in un operazione che sconta altri criteri, probabilmente doverosi per carità, come quelli del politically correct.
La comunicazione è fondamentale. Il self merchandising è dirimente. Altrimenti, la bellissima principessa relegata in una torre e pressoché invisibile ai più, rischia di restare ignorata ad invecchiare senza speranza, mentre la modesta sciantosa che si esibisce per la via diventa oggetto di curiosità e di desiderio.
Il bisogno, la necessità, il desiderio, la curiosità, il piacere, che sono alla base dell’attrattività turistica, vanno costruiti, non basta avere in tasca i biglietti vincenti: vanno esibiti, portati alla riscossione, sfruttati.
In un mondo competitivo dove l’apparenza, come l’altezza, è già metà bellezza, è necessario correre, non si può vivacchiare. Presto, e all’improvviso, ti ritrovi nelle retrovie, a lamentarti e a discutere di fuffa, e ti giri a cercare un confortevole giaciglio per continuare a dormire il sonno della mediocrità, senza rischi, senza sogni, senza risveglio.
Promette l’assessore: “”L’idea di candidare Viterbo a capitale europea della cultura fa capire in che direzione vogliamo portare il capoluogo”.
Allora, che la narrazione abbia inizio, con largo spazio all’inventiva, alla spregiudicatezza culturale e alla fantasia.
Francesco Mattioli
