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Imprenditori “taglieggiati”, ai domiciliari David Rebeshi dopo condanna a 5 anni per estorsione

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Il blitz del 28 novembre 2019 in cui è stato arrestato David Rebeshi (nel riquadro il fratello Ismail)

Mafia viterbese – Il blitz in cui è stato catturato David Rebeshi (nel riquadro il boss Ismail)

Roberto Afeltra

Roberto Afeltra

Viterbo – Mafia viterbese bis, ha ottenuto gli arresti domiciliari dopo oltre tre anni in carcere in regime di alta sorveglianza David Rebeshi, il fratello minore del boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi.

David è stato condannato il 15 novembre a cinque anni di reclusione in primo grado per estorsione, senza l’aggravante chiesta dall’accusa del metodo mafioso. È il processo in cui è stato invece assolto con formula piena il fratello.

David, mentre il fratello era detenuto già da un anno per spaccio in Sardegna e poi per mafia viterbese, è stato arrestato assieme a tre connazionali a Tuscania, il 28 novembre 2019, quando il quartetto è caduto nella trappola tesa dai carabinieri cui aveva chiesto aiuto un ristoratore.

Il ristoratore, secondo l’accusa, così come un commerciante di auto, entrambi viterbesi, sarebbe stato vittima di estorsione con metodo mafioso su mandato di Ismail Rebeshi che dal carcere avrebbe ordinato al fratello di recuperare con le buone o con le cattive circa diecimila euro che secondo lui gli sarebbero stati dovuti.

Lo scorso 15 novembre, il collegio del tribunale di Viterbo, escludendo il metodo mafioso, ha condannato in primo grado David Rebeshi a cinque anni di reclusione e assolto Ismail Rebeshi. Il 12 gennaio, su istanza del difensore Roberto Afeltra, David ha ottenuto i domiciliari.

Nel frattempo è stata confermata la condanna a 8 anni e 4 mesi in appello, per estorsione con il riconoscimento del metodo mafioso, agli altri tre albanesi arrestati con David il 29 novembre 2019, giudicati con l’abbreviato, il cui ricorso è stato giudicato inammissibile il 21 dicembre dalla cassazione. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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