Viterbo – “Le attività dell’ospitalità, agroalimentare e costruzioni hanno dato la maggiore spinta alla crescita”. È uno dei passaggi dell’analisi della situazione economica del presidente della Camera di commercio di Rieti Viterbo, Domenico Merlani. Con uno sguardo al 2023, convinto che “le nostre imprese sapranno cogliere tutte le opportunità che il 2023 gli metterà di fronte, forti di un tessuto economico sano e della competenza acquisita in questi ultimi anni certamente non facili. In poche parole ottimismo e coraggio”.
In termini economici, che anno è stato il 2022 per la nostra provincia?
“Nonostante il 2022 – dice Merlani – non sia iniziato nel migliore dei modi con lo scoppio della guerra, le speculazioni e la conseguente incertezza, gli ultimi dati Istat sul Pil hanno tuttavia evidenziato un segnale incoraggiante: le stime del Pil italiano per il 2022 parlano di una crescita a livello nazionale del +3,9% e sul fronte provinciale la crescita per Viterbo è stimata al +3,5% nel 2022.
Domenico Merlani
Se tale dato si confermasse, sarebbe comunque un’ottima crescita che andrebbe a sommarsi a quanto avvenuto nell’ultimo biennio in cui la provincia di Viterbo, seppure alle prese con la problematica Covid, ha performato meglio della media nazionale.
Da poco abbiamo pubblicato i dati sul reddito disponibile delle famiglie che ha visto la Tuscia collocarsi al quarto posto nella graduatoria nazionale secondo la crescita di questo parametro e già a fine 2021 Viterbo era tra le province che avevano recuperato meglio rispetto allo shock economico derivato dalla pandemia”.
Quali sono stati i settori trainanti della nostra economia. Si sono registrate delle “sorprese”?
“Le attività dell’ospitalità, dell’agroalimentare e delle costruzioni, queste ultime soprattutto per la prima parte del 2022, sono i settori che sembrano aver dato maggiore linfa alla crescita dell’anno che si è appena concluso. Sicuramente va evidenziata anche la tenuta del Distretto della ceramica, nonostante i timori per gli aumenti dei costi energetici estremamente importanti per questo comparto”.
Su quali invece c’è ancora da lavorare per aiutarli a decollare o ripartire?
“Tutti i settori legati ad attività energivore stanno soffrendo molto in questo periodo, di conseguenza i provvedimenti a livello nazionale e comunitario che puntano a calmierare i costi energetici sono una leva importante per poter consentire alle imprese di ripartire. Purtroppo il recente stop degli sconti del Governo sulle accise sui carburanti, che ha inciso da subito sul potere di acquisto dei consumatori, rischia anche di rappresentare una problematica importante soprattutto per alcuni settori”.
In questo anno che si è appena concluso, abbiamo avuto la fine della pandemia e sembrava di poter intravedere la luce in fondo al tunnel e invece le imprese hanno dovuto far fronte agli effetti prodotti dal caro energia… Come ha affrontato la nostra provincia queste nuove problematiche?
“Abbiamo iniziato con i costi energetici cresciuti in maniera abnorme, e nella mia opinione, in parte ingiustificati, che hanno generato, in combinazione con l’aumento della domanda ed alcune strozzature nei mercati di approvvigionamento, una forte inflazione che sta depauperando il potere di acquisto dei consumatori.
La reazione delle banche centrali, con una rincorsa all’innalzamento dei tassi, esagerata e troppo tempestiva sempre a mio avviso, rischia di deprimere troppo il ciclo economico frenando i consumi, soprattutto gli investimenti e mettendo in difficoltà imprese e cittadini alle prese con un costo del denaro in continua crescita.
Nei primi tre trimestri dell’anno le nostre imprese hanno reagito bene nonostante tutto: il numero delle imprese è cresciuto (+1%) ed i fatturati hanno resistito. Anche l’andamento delle esportazioni è stato incoraggiante: il primo semestre 2022 segna un + 5% rispetto a quello dello scorso anno. Con la lavorazione alimentare e l’industria della ceramica a guidare il rialzo”.
Che misure ha messo in campo la Camera di Commercio?
“Il 2022 è stato un po’ l’anno di partenza della nuova Camera accorpata che ora abbraccia l’intero Alto Lazio. Nel nostro piccolo, grazie anche al sostegno del Sistema Camerale, in particolare della Camera di Commercio di Roma, abbiamo messo in campo diverse misure per favore il tessuto economico territoriale.
Abbiamo ad esempio stanziato risorse per diverse centinaia di migliaia di euro aiutando una molteplicità di imprese consentendo loro l’acquisizione di tecnologie abilitanti attraverso l’utilizzo di voucher. Ma non solo, le imprese hanno potuto contare sul supporto degli uffici camerali su diversi fronti; per citare alcuni esempi: la digitalizzazione, la proprietà industriale, l’internazionalizzazione e l’accompagnamento alle nuove imprese gestendo moltissime attività di formazione, informazione e disseminazione rivolte a centinaia di imprese e professionisti.
Ricordo inoltre l’attività per le aree colpite dal sisma del 2016 svolta dalla Camera in merito ai bandi sub-misura B2 gestiti da Unioncamere, con attività di orientamento e animazione svolta dalle Camere del “cratere” tra cui l’Ente camerale di Rieti-Viterbo, in base alla convenzione siglata tra Unioncamere e il Commissario Straordinario per la ricostruzione nei territori interessati dal sisma del 2016.
Da segnalare, anche, le attività svolte per la promozione del turismo, del commercio, e del settore agroalimentare: trekking, che hanno portato centinaia di visitatori alla scoperta delle meraviglie dell’Alto Lazio, show cooking rivolti a giornalisti e blogger di tutta Italia, la manifestazione Bolsena Fish, le attività di animazione natalizia che si stanno concludendo in questi giorni, ma soprattutto la prima edizione di Assaggi, il salone dell’enogastronomia regionale che ha lanciato la Tuscia e la città di Viterbo come il centro dell’Enogastronomia laziale di qualità, con conseguenti e rilevanti effetti sul turismo”.
A febbraio si svolgeranno le elezioni regionali, quali priorità porterete sul tavolo regionale?
“Dal nuovo Governo regionale ci aspettiamo una particolare attenzione per il mondo produttivo, che rappresenta il motore principale della ripresa economica e dell’occupazione per una conseguente crescita del benessere in generale. La Regione deve essere uno strumento facilitatore che agevola il raggiungimento degli obiettivi degli operatori economici attraverso una reale sburocratizzazione.
Ci attendiamo inoltre una attenzione particolare nei confronti delle province e dei territori in generale, affinché sia garantito un omogeneo sviluppo a tutta la regione, perché l’intero Lazio ha necessità di crescere insieme a Roma”.
Che anno sarà il 2023?
“Guardando in prospettiva, l’area della Tuscia risulta aumentare competitività e attrattività nei confronti dell’esterno, il sistema economico ed imprenditoriale sembra sano, ma c’è da mettere in evidenza che la provincia, a causa di alcune problematiche di carattere strutturale che vengono da un passato non recente a cui si aggiungono le criticità a livello economico nazionale, resta ancora lontano dalle aree più sviluppate del Paese.
Questo deve essere uno stimolo a fare sempre meglio per colmare quel gap che ci divide dalle province che sono cresciute di più. Sono convinto che i nostri imprenditori e le nostre imprese sapranno cogliere tutte le opportunità che il 2023 gli metterà di fronte, forti di un tessuto economico sano e della competenza acquisita in questi ultimi anni certamente non facili. In poche parole ottimismo e coraggio”.
