Civita Castellana – (sil.co.) – Condannato a tre anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti aggravati in famiglia il padre-padrone denunciato dalla figlia sedicenne un giorno che, temendo il peggio, ha chiamato i carabinieri.
Finché era piccola si sarebbe limitato a riempire di botte la moglie. Una volta cresciuta, si sarebbe avventato anche su di lei che difendeva la madre, davanti alla sorellina piccola costretta ad assistere a percosse e scenate.
Per scongiurare una tragedia, la minorenne è arrivata a nascondere tutti i coltelli che c’erano in casa.
In soccorso i carabinieri – foto d’archivio
Era il 3 giugno 2020 quando, in piena emergenza Covid, è stata la stessa adolescente a chiamare i carabinieri, dopo essersi rifugiata in strada per lo spavento.
Il processo si è chiuso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, con la pm Eliana Dolce che ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione, aumentata di sei mesi dal tribunale, che ha anche disposto un risarcimento di 30mila euro a favore delle vittime, parti civili con l’avvocato Luigi Mancini. Difeso dall’avvocato Bruno Barbaranelli l’imputato.
L’ultima volta che la figlia avrebbe parlato col padre sarebbe stato il 27 luglio 2020 quando avrebbe fatto il verso di prenderla per il collo davanti ai vicini di casa che hanno chiamato i carabinieri. L’uomo, nel frattempo, è stato colpito da divieto di avvicinamento.
All’epoca aveva 16 anni e aveva fatto sparire da casa tutti i coltelli per paura che il genitore, un 51enne, potesse usarli per uccidere lei o la madre. Oppure tutte e due.
La ragazza è stata sentita in aula all’udienza del 22 settembre 2021. In aula anche la moglie, che nel 2017 lo aveva già denunciato perché “aveva minacciato di tirarmi l’olio bollente in faccia”, poi nel corso del processo ha rimesso la querela e se lo è ripreso in casa.
“Per problemi di salute ha perso il lavoro come operaio, io invece ho preso il diploma di Oss e nel 2018 sono stata assunta in una casa di riposo. Pensavo sarebbe cambiato, invece è peggiorato perché ha cominciato a bere. Poi col lockdown la situazione è precipitata”, ha raccontato la donna.
Agghiacciante la testimonianza della figlia. “Mi ha puntato il coltello, ma solo perché mi ero messa davanti a mia madre per difenderla, era per lei”, “Durante un picnic, mi ha presa per i capelli e sbattuto la testa sulla portiera della macchina, ma non mi ha picchiata, non mi ha presa a calci e pugni“, “Mentre mi facevo la doccia, siccome doveva andare in bagno, mi ha tirata fuori prendendomi per i capelli e dato una spinta, per cui sono andata a finire addosso al muro, ma ci sono finita da sola perché ho perso l’equilibrio“… e via dicendo.
– Il padre minaccia di morte lei e la madre, 16enne fa sparire tutti i coltelli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
