Tribunale di Viterbo – Mirko Tomkow alla lettura della sentenza di condanna all’ergastolo l’8 luglio 2022
Vetralla – Punta ad ottenere uno sconto di pena in appello Mirko Tomkow. E’ il muratore 46enne d’origine polacca condannato lo scorso 8 luglio in primo grado all’ergastolo per l’omicidio volontario pluriaggravato del figlioletto Matias di dieci anni.
Per il difensore Pier Paolo Grazini, ricorso in appello sostenendo la tesi dell’omicidio colposo, una sentenza “ingiusta ed illegittima”. “La nastratura sul viso del bambino – secondo il legale – non è stata messa al fine di uccidere ma all’evidente fine di farlo tacere”.
I giudici della corte d’assise di secondo grado saranno chiamati a decidere il 4 maggio sul caso. Intanto, secondo le motivazioni della sentenza di primo grado, Tomkow “non ha mostrato alcun pentimento”.
Parti civili, con l’avvocato Michele Ranucci, la mamma di Matias e gli zii, la sorella della madre e il marito, per i quali era come un figlio.
L’avvocato di parte civile Michele Ranucci
Il piccolo è stato barbaramente ucciso il 16 novembre 2021 dal padre che, secondo l’accusa, gli avrebbe teso un agguato premeditato al rientro da scuola.
Troppo ubriaco per portare a termine il piano di bruciare tutto, forse anche la moglie, come testimoniato dal cadavere martoriato del bimbo impregnato di benzina nel cassettone del letto, con un coltello piantato nella gola e il volto avvolto col nastro isolante che ne avrebbe provocato una lenta asfissia.
La morte è intervenuta anche per il concorso di tre coltellate, tutte verso organi vitali: la prima presumibilmente sul mento, la seconda quella al torace e l’ultima a carico della regione cervicale del collo.
Nella casa di Vetralla dove ha messo a segno il feroce delitto, Tomkow non avrebbe dovuto nemmeno mettere piede in seguito all’allontanamento per presunti maltrattamenti in famiglia disposto due mesi prima dal gip Giacomo Autizi, su richiesta della pm Paola Conti, nonostante la moglie, pur rivolgendosi ai carabinieri, non avesse voluto sporgere querela nei confronti del marito.
Matias Tomkow con il padre Mirko
Ergastolo con tutte le aggravanti tranne la crudeltà
“Assenza di qualsiasi manifestazione di pentimento o consapevolezza della. gravità dell’atto, rispetto all’omicidio consumato ai danni della prole”. Nessuna attenuante al padre e marito modello fuori, orco in casa, che “non ha mostrato alcun pentimento” dopo avere ucciso il figlioletto Matias di dieci anni.
Sussistono invece le aggravanti della minore età, dell’abuso del rapporto di paternità e della minorata difesa: “Avendo l’imputato – si legge nelle 27 pagine delle motivazioni della sentenza – posto in essere l’azione all’interno dell’appartamento nel quale il bambino si trovava solo (detta circostanza aggravante peraltro sussiste quando l’agente ha la coscienza e volontà di compiere l’azione in presenza di oggettive circostanze favorevoli, senza necessità che l’approfittamento di dette circostanze sia supportato da dolo specifico e creata o ricercata ad arte)”.
“Una morte non immediata e densa di sofferenza fisica e morale”
Nessun dubbio sulla sussistenza delle aggravanti della premeditazione del delitto e dei futili motivi, il cui carattere è stato definito “abietto: “Turpi, ignobili, che rivelano nell’agente un grado tale di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità, nonché quello spregevole e vile, che provoca repulsione ed è ingiustificabile per l’abnormità di fronte al sentimento umano”.
“L’imputato – si legge – ha inveito contro il proprio figlio, un bambino di dieci anni, solo in casa, infierendo in maniera reiterata sul bambino e provocandogli una morte non immediata e densa di sofferenza fisica e morale”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


