Tribunale di Viterbo – L’aula di corte d’assise attrezzata coi monitor per i processi in videoconferenza
Viterbo – (sil.co.) – Pentito di camorra a processo in videoconferenza da una località segreta davanti al giudice Roberto Cappelli del tribunale di Viterbo.
Ieri nell’aula 7, attrezzata con appositi monitor, c’è stato il collegamento col sito riservato dove si trova attualmente il collaboratore di giustizia, un 46enne di Aversa, sottoposto nel capoluogo a due distinti processi, per fatti risalenti al 2018 e al 2020.
L’imputato – appartenente, secondo il pentito Nicola Schiavone, a un clan di “scissionisti” che operavano con il consenso dei Casalesi – deve rispondere, rispettivamente, del reato di detenzione abusiva di armi per il quale è finito indagato cinque anni fa e di una evasione risalente all’anno del Covid.
Di recente il 46enne è stato coinvolto in un’inchiesta per associazione mafiosa relativa a un presunto giro di estorsioni ai danni dell’attività dell’agro aversano, venute alla luce proprio grazie alle dichiarazioni dei primi collaboratori di giustizia che svelarono sia i nomi delle ditte sottoposte alle richieste estorsive che i segreti della faida, compreso il terreno utilizzato dalla camorra come “cimitero” dei nemici.
Ieri avrebbe dovuto essere la giornata dedicata all’ammissione delle prove, ma a causa di un legittimo impedimento del difensore, impegnato in un’altra udienza, nonostante l’imputato fosse presente dal luogo dove vive sotto protezione, l’udienza è stata rinviata per gli stessi adempimenti alla prossima primavera.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
