Viterbo – (sil.co.) – “Ti brucio viva”. Con l’accusa di avere minacciato di morte la ex, dicendole che l’avrebbe bruciata viva, è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per maltrattamenti aggravati un sessantenne residente in un centro dei Cimini.
Nel corso del matrimonio, oltre a minacciarla verbalmente, l’avrebbe anche picchiata più volte.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo 17 maggio, quando saranno ascoltati i primi quattro testimoni dell’accusa, tra i quali la presunta vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Giovanni Labate.
E’ invece difeso dall’avvocato Paolo Casini l’imputato.
Carabinieri – Violenza di genere – foto di repertorio
Tra le prove sono stati acquisiti anche i referti medici dei numerosi accessi al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle della parte offesa, che sarebbe stata costretta più volte a ricorrere alle cure dei sanitari in seguito alle aggressioni del marito.
Gli episodi di violenza domestica si sarebbero protratti nel corso di diversi anni prima che la donna si decidesse a sporgere denuncia ai carabinieri in seguito a una escalation di minacce che l’avrebbero spaventata a morte, convincendo la donna a chiedere aiuto.
L’ex marito, prima che scattasse la querela, sarebbe arrivato a farsi sotto, pronunciando nei confronti della vittima frasi come “ti levo dal mondo” e per l’appunto “ti brucio viva”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
