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Picchiata dal marito, la cognata: “Per non lasciarle segni, la schiaffeggiava”

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Viterbo – (sil.co.) – Quando si sono sposati, nel 2013, lei aveva appena 18 anni. Nel frattempo è passato un decennio e sono nati due figli, che hanno ora 7 e 4 anni. Ma un paio di anni fa, nel 2021, il matrimonio avrebbe cominciato a scricchiolare a causa di un tradimento da parte del marito. Finito a processo per maltrattamenti aggravati in famiglia. Presunta vittima una donna oggi 28enne, originaria dell’est europeo, che, nonostante viva in Italia da dieci anni, sarebbe stata talmente tanto chiusa in casa da avere ancora difficoltà con l’italiano.


Violenza - Immagine di repertorio

Violenza – Immagine di repertorio


La coppia, d’origine albanese, avrebbe cominciato a litigare, anche di fronte ai familiari. Fino al 14 aprile dell’anno scorso, quando la moglie, dopo essere stata minacciata di morte, è andata dai carabinieri e ha denunciato il marito, colpito da allontanamento dalla casa familiare e finito a processo con giudizio immediato davanti al collegio per maltrattamenti.

“Se non mandi nostro figlio a calcio, quando torno a casa dal lavoro ti sgozzo col coltello”, l’avrebbe minacciata il marito.

“Siccome io non potevo accompagnarlo, voleva che venisse a prenderlo un suo amico che non conoscevo, per dargli un passaggio. Ma io non volevo che mio figlio uscisse con un estraneo e ho detto no”, ha spiegato ieri in aula la presunta vittima, raccontando che già da un anno l’ex marito la riempiva quotidianamente di insulti e di botte.

“Ma non voglio fare la guerra, anche perché nel frattempo ci siamo separati e lui provvede a me e ai figli”, ha aggiunto, rimettendo la querela e la costituzione di parte civile tramite l’avvocata Dominga Martines.


Dominga Martines

L’avvocato Dominga Martines


All’inizio di agosto del 2021 avrebbe scoperto tutto la cognata, compagna del fratello della parte offesa, in occasione dei tre giorni di festa per il matrimonio di un cugino in Albania.

“Ci stavamo cambiando d’abito, quando ho visto che aveva degli ematomi sulla schiena e mi ha detto che era stata percossa dal marito. Quando lei gli ha detto che se l’avesse fatto ancora l’avrebbe denunciato, lui ha smesso di prenderla a calci, per non lasciarle segni, continuando però a schiaffeggiarla”, ha detto la giovane, coetanea della parte offesa, oggi 28enne.

Tra i testimoni anche due fratelli dell’imputato, un 35enne e un 28enne, i quali hanno confermato i litigi a causa del tradimento o comunque per gelosia, negando però di avere mai visto il congiunto alzare le mani sulla moglie. 

Tutti residenti in un centro della provincia di Viterbo, compresi i genitori, sposati e con più figli, nonostante la giovane età, hanno dato l’immagine di un nucleo familiare coeso.

“Stavamo sempre con loro, coi suoceri, i fratelli, le mogli e i bambini. Non ho stretto amicizie mie. Mi sono confidata soltanto con mia cognata che però non abita qui. Non lavorando ero sempre a casa, motivo per cui dopo dieci anni ancora non parlo bene l’italiano. Ai soldi ci pensava mio marito”, ha detto la presunta vittima.

“Quando gli ho detto che era meglio separarci, ha cominciato a dire che mi avrebbero tolto i figli, perché non sarei stata in grado di mantenerli e che li avrebbe presi lui.  Ho preso schiaffi e insulti, ma quando c’è stato l’episodio del calcio e ha minacciato che la sera, tornando dal lavoro, mi avrebbe tagliato la gola, ho avuto veramente paura e l’ho denunciato”, ha concluso.

Il processo riprenderò il 7 febbraio per sentire quattro testi della difesa, mentre il 7 marzo è prevista la sentenza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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