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“Probabili contatti tra l’urologo di Belcolle e il boss Bernardo Provenzano”

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Attilio Manca

Attilio Manca

Angela Gentile, mamma di Attilio Manca all'uscita dal tribunale

Angela Gentile, mamma di Attilio Manca all’uscita dal tribunale

I familiari di Attilio Manca

I familiari di Attilio Manca

I parenti di Attilio Manca, il fratello Gianluca e la madre Angela

I parenti di Attilio Manca, il fratello Gianluca e la madre Angela, in tribunale

Viterbo – Attilio Manca ucciso dalla mafia e non morto per overdose, secondo le conclusioni della commissione antimafia, la cui relazione è stata pubblicata il 19 gennaio.

È l’urologo 37enne dell’ospedale di Belcolle il cui corpo senza vita fu ritrovato il 12 febbraio 2004 nella sua casa della Grotticella a Viterbo. Suicidio tramite overdose, secondo il tribunale di Viterbo. Ucciso dalla mafia per avere operato a Marsiglia il boss Bernardo Provenzano, secondo la famiglia.

“La morte del giovane urologo Attilio Manca, il cui corpo fu trovato senza vita il 12 febbraio 2004 nella sua casa di Viterbo, è uno dei ‘casi’ che si sono verificati nel nostro paese che non sono stati chiariti dall’autorità giudiziaria”, si legge nella relazione. 

La precedente commissione aveva concluso depositando due relazioni, una di maggioranza e una di minoranza. “Tuttavia – viene spiegato – il sopraggiungere di nuovi elementi probatori, intervenuti in epoca successiva alla conclusione dei lavori, a cui si è aggiunto l’accorato appello della famiglia della vittima, hanno spinto questo organo parlamentare a riaprire l’inchiesta e ad approfondire alcuni aspetti”.


“Omicidio mafioso” per i pentiti

Sono state, quindi, effettuate diverse audizioni, tra cui quelle della madre Angela Gentile, dell’avvocato della famiglia Fabio Repici, di un esperto tossicologo, il dottor Salvatore Giancane, e di alcuni collaboratori di giustizia che, negli anni, hanno reso dichiarazioni su quello che alcuni tra loro hanno definito “un omicidio mafioso”.


“Probabili contatti con Bernardo Provenzano”

“Deve ritenersi ipotesi assai verosimile – si legge nelle osservazioni conclusive – quella per la quale la morte di Attilio Manca sia legata ai probabili contatti da questi avuti con Bernardo Provenzano”. “Non è stato possibile, però, determinare il momento esatto in cui le vite del medico e del latitante si siano incrociate”.


Incertezze sulla patologia alla prostata del boss

“Ma l’incertezza – viene sottolineato – riguarda anche alcuni profili che attengono alla patologia da cui quest’ ultimo era affetto, le cure per lui apprestate, nonché le modalità con le quali furono scelte. Per quale motivo fu scelto proprio il dottor Philippe Barnaud e le due cliniche La Licorne e La Casamance? In che modo venne comunicato a Provenzano il risultato della biopsia alla prostata? L’intervento doveva essere eseguito subito o poteva essere svolto anche al termine dell’estate? “.


La “strana” richiesta di rimborso per poche migliaia di euro

E ancora: “E’ verosimile che un latitante dell’importanza di Provenzano abbia scelto casualmente il chirurgo e la clinica dove operarsi e che abbia preso il relativo appuntamento tramite un centralino? E dove alloggiò nei diciannove giorni trascorsi tra l’effettuazione della scintigrafia e il ricovero o nei diciassette giorni trascorsi tra la dimissione dall’ospedale e il ritorno in Italia? Come mai Provenzano ritenne di utilizzare il modello E-111 per farsi rimborsare quelle poche migliaia di euro servite per gli esami e l’operazione, con tutti i rischi che la procedura per richiederlo, effettuata per ben due volte, avrebbe comportato?”, viene sottolineato. 


Il mistero della visita di controllo a febbraio 2004

“Ma, soprattutto, viste le dichiarazioni del dottor Barnaud sulla necessità di una visita di controllo a distanza di tre mesi dalla dimissione dall’ospedale (tre mesi che scadevano proprio quel febbraio in cui trovò la morte Attilio Manca), quale fu il medico che effettuò quella visita? E quale medico prescrisse a Provenzano la terapia con il Decapeptyl 11,25 nei primi mesi post-operatori?”, la conclusione. 


Una sfilza di “legami” tra l’urologo e il latitante

“Nonostante i media abbiano rilanciato, come ipotetico momento di contatto tra Attilio Manca e Bernardo Provenzano, l’operazione chirurgica avvenuta in Francia, le ipotesi non si esauriscono certamente con l’intervento di prostatectomia”, viene scritto nella relazione. “Il medico avrebbe potuto, su richiesta della famiglia mafiosa barcellonese, provvedere all’individuazione del chirurgo francese (avendo egli studiato e lavorato in Francia per diverso tempo); potrebbe essere stato il medico scelto inizialmente dal latitante per eseguire l’intervento e ciò giustificherebbe il rientro di Provenzano in Italia a seguito della biopsia; potrebbe essere stato il medico a cui si rivolsero esponenti referenti dell’articolazione barcellonese di Cosa Nostra per effettuare la visita di controllo a tre mesi dall’intervento; potrebbe essere stato, infine, il medico che, nella situazione d’urgenza in cui venne a trovarsi il boss mafioso, descritta dal collaborante Stefano Lo Verso, ebbe a prestargli le cure d’emergenza”.

Silvana Cortignani


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