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Viterbo – (sil.co.) – Processo bis a Elio Marchetti per l’operazione “Déjà vu “, chiusa l’istruttoria. A febbraio sarà la volta delle conclusioni della pm Eliana Dolce, a marzo parleranno le difese.
Questo venerdì è stato ascoltato l’ultimo testimone della difesa, un collaboratore esterno a partita Iva, che ha detto di non avere mai visto la sorella all’interno della concessionaria e che la dipendente Tiveddu si occupava solo del racing team.
Nulla ha saputo dire dei cambi societari, dei quali ha chiesto la pm Eliana Dolce, la quale fra un mese farà le sue richieste.
Nel frattempo, d’accordo le difese, sono stati acquisiti i verbali di quattro testimonianze rilasciate nel corso dell’altro processo.
Era la mattina del 3 maggio 2017 quando scattò l’operazione Déjà vu sfociata in sei arresti, tra cui quello dell’imprenditore 49enne viterbese.
Davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco sono tuttora imputati, oltre a Elio Marchetti, anche la sorella maggiore Rosalba Marchetti, il fornitore tedesco Adrian Glowats, la dipendente Emilia Tiveddu, Giuseppe De Lucia e Domenico Sordo. Tra i difensori gli avvocati Roberto e Francesco Massatani, Marco Valerio Mazzatosta, Anna De Cesare e Francesco Paolo Ferragonio.
Al centro un presunto “traffico” di 138 supercar importate dalla Germania eludendo la normativa anti truffe carosello e eludendo il fisco dal “gruppo criminale” ai cui vertici ci sarebbe stato Marchetti, portato alla luce, tra il 2015 e il 2017, da polstrada e guardia di finanza. Una sorta di “sequel” dell’operazione Red Zoll del 2014, nella convinzione che Marchetti avesse ripreso lo stesso gioco con società diverse.
Secondo l’accusa, l’associazione a delinquere di cui Marchetti sarebbe stato la mente avrebbe omesso il versamento a favore delle casse dell’erario di Iva dovuta pari a 5 milioni e 400mila euro e di un milione e mezzo di Ires.
Un primo processo si è chiuso il 10 luglio 2020 con la condanna in primo grado di Marchetti a cinque anni e quattro mesi in quanto promotore della presunta associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero “col trucco”. Condanna dimezzata in appello dai 5 anni e 4 mesi di reclusione del primo grado ai 2 anni e 8 mesi del secondo grado, cui l’imprenditore è ricorso con un collegio difensivo guidato dall’avvocato Carlo Taormina.
Sempre in primo grado, è stato invece condannato a due anni e sei mesi in quanto partecipe (e non anche lui promotore come sosteneva l’accusa) un altro dei presunti complici, l’imprenditore pugliese Domenico Sordo, titolare di un’agenzia di pratiche auto di Foggia.
L’11 novembre, nel frattempo, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con cui, l’11 ottobre, la terza sezione penale della corte di cassazione, presieduta dal giudice Giulio Sarno, ha rigettato il ricorso di Elio Marchetti contro l’ordinanza con cui, il 13 aprile 2022, il tribunale di Roma, quale giudice del riesame delle misure cautelari reali, aveva a sua volta rigettato la richiesta di riesame proposta da Elio Marchetti nei confronti del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del 10 novembre 2021 emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Civitavecchia
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
