Omicidio delle Saline – Tarquinia – Il luogo del delitto – Nei riquadri: Claudio Cesaris e Dario Angeletti
Tarquinia – Omicidio delle Saline, parola alle vittime del delitto. Riprenderà l’8 febbraio con la discussione delle parti civili, davanti alla corte d’assise del tribunale di Roma, il processo a Claudio Cesaris. “Quando leggerai questa lettera non ci sarò più”, facile supporre che si parlerà anche della lettera rivolta alla ex prodotta in aula il 17 novembre dalla difesa per dimostrare che Cesaris, prima di uccidere Dario Angeletti, avrebbe pensato al suicidio.
Cesaris è il 70enne originario di Dresano in provincia di Milano, tecnico dell’università di Pavia in pensione, reo confesso della morte del professor Angeletti, docente cinquantenne di ecologia e biologia marina dell’università di Viterbo, ucciso con due colpi di pistola alla nuca nella sua macchina, il 7 dicembre 2021, nel parcheggio delle Saline di Tarquinia.
Nell’ex borgo ottocentesco dove fino alle fine degli anni ’90 del secolo scorso si raccoglieva il sale e dove negli anni ’70 hanno pure girato il Pinocchio di Luigi Comencini, Angeletti lavorava nei laboratori del centro ittiogenico dell’Unitus dai tempi in cui era allievo e poi braccio destro del professor Giuseppe Nascetti, prima che andasse in pensione.
Lo scorso 17 novembre il pm Alessandro Gentile ha chiesto per il suo omicida una condanna a 23 anni di reclusione.
Tarquinia – Il centro ittiogenico delle Saline
L’8 febbraio parleranno i legali delle parti civili, tra cui l’università della Tuscia con l’avvocato Andrea Fedeli, oltre alla vedova, ai due figli e alle sorelle della vittima con gli avvocati Rodolfo Bentivoglio e Massimiliano Zoli.
Parti civili anche il Comune di Tarquinia con l’avvocato Paolo Pirani e la ricercatrice per la quale Cesaris avrebbe ucciso, assistita dall’avvocato Eliana Saporito.
“Ti auguro di provare il dolore che si prova quando ti portano via la persona che ami”, le avrebbe scritto Cesaris pochi giorni prima del delitto, premeditato secondo l’accusa e giunto al culmine di un’escalation di atti persecutori di cui né Angeletti, né la collega con cui aveva stretto amicizia si sarebbero resi conto.
A scoprire tutto sono stati i carabinieri del comando provinciale di Viterbo nel corso delle indagini successive all’omicidio, motivo per cui all’imputato viene contestato anche lo stalking.
Dario Angeletti – Il professore parla dell’analisi del Dna come strumento di monitoraggio a un incontro di Tarquinia nel cuore (2019)
“L’accusa ritiene di aver pienamente provato la responsabilità dell’imputato – ha detto il pm Gentile durante la requisitoria del 17 novembre – e si basa su prove materiali e logiche molto solide. A ciò si aggiunga la confessione resa dall’imputato davanti al gip”.
La pubblica accusa ritiene che Cesaris abbia agito con premeditazione e che il movente sia da ricercare “nella mancata accettazione della fine della relazione con la ricercatrice”. L’imputato avrebbe vissuto Angeletti come un antagonista, un rivale.
Originaria di Abbiategrasso, anche lei lombarda, della provincia di Milano, quarantenne, due figli, erpetologa esperta in rettili e anfibi, la quarantenne è giunta a Viterbo a luglio 2020, vincendo un concorso, come ricercatrice di zoologia all’Unitus, nel dipartimento di scienze biologiche, con un insegnamento.
San Martino al Cimino – La casa in affitto dove Cesaris è stato fermato dai carabinieri all’ora di cena del giorno stesso del delitto
Dopo la laurea specialistica in scienze naturali a Parma, per otto anni, dal 2012, ha lavorato con un assegno di ricerca all’università di Pavia, come funzionario tecnico del laboratorio del dipartimento di scienze della terra, proprio Cesaris.
L’omicidio, secondo quanto ricostruito dalla procura di Civitavecchia, sarebbe maturato proprio nel contesto di ossessione che Cesaris avrebbe nutrito per la ricercatrice già a Pavia.
Per lei, con cui aveva allacciato una relazione, l’omicida di Angeletti avrebbe lasciato la famiglia e preso in affitto una casa a San Martino al Cimino vicino a quella della donna, ignara fino all’ultimo del delitto, tanto da avere continuato a chattare con Cesaris fino a pochi minuti che i carabinieri bussassero alla sua porta per arrestarlo.
Il 13 febbraio sarà il turno di Michele Passione di Firenze e di Alessandro De Federicis di Roma, difensori di Cesaris. Se i tempi lo consentiranno, la corte nella stessa giornata potrebbe ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



