Azzurra Cerretani e la vittima Daniele Barchi
Viterbo – (sil.co.) – Omicidio di via Fontanella del Suffragio, come si ricorderà secondo la cassazione “Azzurra Cerretani è stata costretta dal killer a torturare la vittima con un forchettone”. Colpevole anche lei di omicidio volontario in concorso secondo i familiari della vittima, che ne hanno ottenuto l’imputazione a fine 2021, a oltre tre anni dal delitto, opponendosi all’archiviazione. Adesso di anni ne sono passati quasi cinque.
A perdere la vita in modo atroce fu un 42enne originario di Gaeta, Daniele Barchi, il cui cadavere martoriato, seviziato e massacrato di botte la notte tra il 20 e il 21 maggio, fu rinvenuto la sera del 22 maggio 2018 nel suo monolocale di via Fontanella del Suffragio.
Ebbene c’è ancora da aspettare per sapere se Azzurra Cerretani, viterbese di 29 anni, era sana di mente quando Daniele Barchi è stato barbaramente seviziato e ucciso dall’allora fidanzato Stefano Pavani, il 36enne seminfermo di mente di Corchiano, condannato in via definitiva a 15 anni.
Il professor Federico Trobia, lo psichiatra forense incaricato dal gup Giacomo Autizi della perizia su richiesta del difensore Fausto Barili, avrebbe dovuto illustrare ieri in aula le sue conclusioni, ma,essendo stata la relazione depositata soltanto il giorno prima, sia la difesa che l’avvocato di parte civile dei genitori Pasqualino Magliuzzi, hanno chiesto un rinvio dell’udienza, fissata al prossimo 20 aprile, per avere il tempo di studiare le carte.
L’accertamento si è reso necessario in seguito all’accoglimento da parte del tribunale della richiesta di rito abbreviato condizionata a una perizia psichiatrica sull’imputata del difensore Fausto Barili.
Fausto Barili, difensore della ragazza imputata di omicidio volontario in concorso
Una morte atroce
Secondo la cassazione, che ha bocciato il ricorso della difesa del 36enne, secondo cui era omicidio preterintenzionale: “Pavani era lucido quando ha massacrato Barchi e costretto la fidanzata a colpirlo col forchettone”.
Prima di morire per arresto cardiocircolatorio, il 42enne è stato “ferito con un coltello, con un forchettone da cucina e con una bottiglia di vetro”.
Il 42enne sarebbe stato ripetutamente percosso “in ogni parte del volto e del corpo, in modo tale da procurare fratture costali multiple, bilaterali e plurifocali con infiltrazione emorragica dei tessuti molli intercostali e contusioni del parenchima polmonare nonché lesioni emorragiche meningoencefaliche, toraciche, craniche e del collo in modo tale da comprimere la regione cervicale della vittima”.
Pavani mise in atto “condotte sintomatiche di lucidità di pensiero, incompatibile con uno stato di totale ubriachezza, quando costrinse la vittima a consegnargli il cellulare, quando la costrinse a chiamare i genitori per ottenere del denaro da costoro, quando ebbe la prontezza di allontanarsi dal luogo del crimine dopo aver commesso il fatto”.
A dare l’allarme, rifugiandosi a Bagnaia, a casa della sorella, fu proprio Azzurra Cerretani, dicendo alla polizia: “Ha ammazzato un uomo”.
Omicidio in via Fontanella del Suffragio – Nel riquadro: Stefano Pavani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


