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Canino – ( sil.co.) – Rapina alle poste di Canino, disposto l’accompagnamento coattivo in tribunale del direttore-talpa Massimiliano Ciocia nell’ambito del processo al palo Bruno Laezza, uno dei sette presunti complici del colpo del 28 novembre 2020.
Avrebbe dovuto essere sentito già lo scorso 15 novembre, così ieri, vista l’assenza, il collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco ne ha disposto l’accompagnamento da parte dei carabinieri per la prossima udienza, fissata in autunno, quando è prevista anche la discussione.
Ciocia, considerato un teste chiave dell’accusa, potrà farsi accompagnare da un difensore di fiducia, in quanto coindagato nella stessa inchiesta.
Nel frattempo, all’uduenza dello scorso 4 ottobre, è emerso che non ci sarebbero stati contatti telefonici prima del colpo tra il resto della banda e il palo Bruno Laezza, ad eccezione di una chiamata la mattina stessa da parte del “rapinatore solitario”.
Laezza è l’unico dei sette imputati che abbia scelto di essere giudicato col rito ordinario davanti al collegio. Ciocia è stato condannato in appello a 3 anni e 10 mesi di reclusione per rapina aggravata in concorso.
Laezza, che era alla guida della Lancia Ypsilon rossa usata per il colpo, è rimasto a bordo della vettura assieme all’altro palo, Roberto Gallo, mentre il “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti faceva irruzione nell’ufficio armato e travestito da corriere, “minacciando” il direttore e mettendo in atto il colpo che, secondo l’accusa, sarebbe stato pianificato dallo stesso direttore con Daniele Casertano, Domenico Palermo e Christian Lanari. Tutti e quattro arrestati l’8 dicembre 2020.
Un colpo da 200mila euro, per la precisione 199.320 euro secondo quanto appurato nell’immediatezza, come ha spiegato una ispettrice di Poste Italiane, che si è costituita parte civile contro tutti gli imputati, compresi i sei che hanno scelto l’abbreviato, ottenendo lo sconto di un terzo della pena.
Sull’entità del bottino, però, come è noto, i complici hanno fornito versioni discordanti: 40mila euro secondo i complici del direttore, più i 30mila euro trovati nella vettura di Ciocia che cercava di portarseli a casa in auto la sera che, già sospettato di essere la mente della rapina, fu fermato dai carabinieri.
Mancherebbero all’appello altri circa 130mila euro che, secondo Casertano, Palermo e Lanari, il direttore avrebbe fatto sparire nel frattempo.
Già inflitte sei condanne di primo e secondo grado
Si è tenuto lo scorso 11 luglio il processo d’appello per i sei rapinatori che hanno scelto l’abbreviato. Pene di primo grado confermate per tutti ad eccezione del direttore Massimiliano Ciocia e del palo Roberto Gallo, gli unici che hanno potuto usufruire dello sconto del concordato in secondo grado. Condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni di reclusione il 5 novembre 2021, a luglio sono stati condannati Ciocia a 3 anni e 10 mesi e Gallo a 3 anni e 4 mesi.
Confermate le condanne inflitte in abbreviato dal tribunale di Viterbo per i tre complici-pianificatori del, direttore: 5 anni e 8 mesi a Daniele Casertano 5 anni e 8 mesi a Domenico Palermo, 4 anni a Christian Lanari. Cinque anni, infine, al “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
