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Viterbo – (sil.co.) – Supervincolo su 1600 ettari di terreni dal Bullicame alle Masse di San Sisto, bocciati dal Tar del Lazio i ricorsi della società Free Time, cui si è accodato in corso d’opera palazzo dei Priori, contro Regione e ministero della Cultura.
“Il vincolo di tutela – concludono i giudici amministrativi nella sentenza pubblicata il 23 gennaio – comunque consentiva la realizzazione dello stabilimento termale, limitandosi a dettare prescrizioni volte a rendere i manufatti compatibili con i valori paesaggistici del sito”.
Al centro dei ricorsi terreni connotati dalla presenza di alcune vasche termali naturali risalenti all’epoca romana e medievale, che, secondo la parte, sarebbero sempre state in uso precario ad associazioni private o utenti occasionali. “Terreni inseriti – si legge – in un più ampio contesto, contrassegnato da una forte valenza archeologica e paesaggistica”.
No, quindi, da parte dei giudici amministrativi, sia alla richiesta di 12 milioni di euro di risarcimento che alla richiesta di annullamento della dichiarazione di notevole interesse pubblico denominata “Dal Bullicame e Riello alle Masse di San Sisto”, con particolare riferimento all’atto di avvio del procedimento della soprintendenza del 16 gennaio 2019 e alla successiva serie di atti impugnati dalla difesa della Free Time.
La società, costituita nel 2002 allo scopo di realizzare un nuovo centro termale, ricorda nei ricorsi la titolarità della concessione mineraria di acqua termominerale denominata “Paliano”, attribuita dalla Regione Lazio con determinazione del 18 marzo 2005, per la durata di 25 anni.
La Regione Lazio, nel marzo 2020, ha poi avviato un procedimento di decadenza della concessione mineraria della Free Time, procedimento poi sospeso in attesa che la società conseguisse un titolo che la abilitasse a una qualche forma di attività termale.
“Al fine di realizzare il proprio obiettivo statutario – spiegano i legali della Free Time – la società ha proceduto all’acquisto di terreni, ove sono ubicate tradizionali vasche termali di epoca romana e medioevale (cosiddette ‘vasche di San Sisto’), in uso precario ad associazioni private o utenti occasionali”.
La società riferisce di aver avviato, a partire dal 2002 e in progressione fino al 2016, la procedura di piano particolareggiato, poi ritirato nel 2021 in quanto incompatibile con la riutilizzazione delle vasche come piscine, necessario per dar corso al previsto (e obbligatorio) sfruttamento della concessione termale tramite la realizzazione del nuovo centro termale. Seppure con le difficoltà connesse alla “vischiosità ad interrompere, nelle aree limitrofe, prassi di utilizzo della risorsa termale e di uso del territorio che, se anche assicuravano marginali posizioni di utilizzo diffuso della risorsa termale e la sopravvivenza di vantaggi locali, precludevano le corrette possibilità di sviluppo”.
Il piano prevedeva anche la realizzazione di un collegamento stradale tra la Cassia e le aree destinate ad ospitare il nuovo centro termale, approvato con delibera del consiglio comunale del 29 settembre 2016, cui faceva seguito il rilascio del permesso a costruire del 2018. “Ad oggi – si legge – la strada sarebbe stata realizzata a spese della Free Time e ‘praticamente ultimata’, seppure, allo stato, si configura quale ‘strada senza uscita”, che si ferma al limite dell’area destinata al nuovo centro termale”.
Nel 2020 si sono aperte delle trattative volte ad una definizione della vicenda, avendo “la soprintendenza competente (…) manifestato la propria disponibilità ad esaminare ipotesi di progetti compatibili e di realizzazioni sostenibili”.
Secondo la soprintendenza, il complesso termale avrebbe presentato una “articolazione eccessiva di corpi di fabbrica, tra loro architettonicamente diversi, incoerenti e nell’insieme privi di un equilibrio compositivo, dal forte impatto visivo che incide negativamente sul contesto paesaggistico (…)”.
Da ultimo, come documentato in prossimità dell’udienza di discussione del 19 dicembre 2022, la società ha ottenuto l’autorizzazione paesaggistica regionale alla “esecuzione delle opere di realizzazione di un’attività destinata a parco termale con moduli prefabbricati in legno e servizi funzionali alle vasche polivalenti alimentate con acqua termale in località Paliano-Fornacelli, sul terreno individuato”.
Nel 2021 è stata accolta la richiesta di autorizzazione paesaggistica per il centro termale. A novembre 2022 sarebbero state ancora in corso ulteriori interlocuzioni con la soprintendenza, funzionali a valutare la possibilità di addivenire a differenti soluzioni progettuali.
“La parte – dice il Tar – si è limitata unicamente a contestare, in modo generico e assertivo, l’avvenuta ‘enfatizzazione’ dell’area quale paesaggio agrario di rilevante valore, ovvero della zona ‘dove sono presenti resti di vecchi muretti e di antiche costruzioni come Insediamento storico diffuso’, senza tuttavia mai effettivamente coltivare sino in fondo tale doglianza con più pertinenti esplicitazioni e doverosi riscontri probatori”.
“Il vincolo di tutela – si legge infine nella sentenza – comunque consentiva la realizzazione dello stabilimento terminale limitandosi a dettare prescrizioni volte a rendere i manufatti compatibili con i valori paesaggistici del sito”.
