Viterbo – “Ritrovare un reperto archeologico significa riportare alla luce un pezzo della nostra storia. Un pezzo di quello che siamo stati. E che è stato prima di noi. Per questo non è di nostra proprietà, ma va donato alla comunità, affinché tutti possano goderne”. Cosa fare, dunque, se si rinviene all’interno del proprio giardino, durante una passeggiata in mezzo alla natura o in una vecchia cantina un cimelio del passato? A spiegarlo è la direttrice del museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz, la dottoressa Sara De Angelis.
Montalto di Castro – I reperti ritrovati
Dottoressa, cosa deve fare un privato cittadino che ritrova un oggetto antico o anche un suo frammento?
“La prima cosa da fare, a norma di legge, appena rinvenuto il materiale, è avvisare la Soprintendenza dei beni culturali. In alternativa è possibile chiamare le forze dell’ordine. Carabinieri o polizia, in modo che possano immediatamente realizzare un verbale e prendere nota del ritrovamento”.
Si può spostare il reperto dal luogo del ritrovamento?
“Sarebbe preferibile non spostare il pezzo, per evitarne il danneggiamento. Ma dipende da situazione in situazione Se ritrovo un reperto in parete, è necessario non toccarlo. Segnalarlo e lasciarlo lì, in modo da non correre il rischio di danneggiarlo o rovinarlo in maniera permanente. Sul posto del rinvenimento interverranno poi gli esperti della Soprintendenza per metterlo in sicurezza. Se invece il reperto o il suo frammento viene ritrovato all’aperto, ciò che conviene fare è raccoglierlo e portarlo alla Soprintendenza, o alla più vicina caserma dei carabinieri o di polizia”.
Sara De Angelis, direttrice museo nazionale etrusco Rocca Albornoz
Sono numerose le richieste di informazioni da parte di privati cittadini che non sanno cosa fare per evitare di incappare poi in situazioni “spiacevoli”…
“Ne sono consapevole. Per questo è bene essere informati sul da farsi. Far intervenire gli esperti archeologici per una primaria verifica dello stato dei luoghi, è la prima cosa da compiere. Sia per tutelare il bene ritrovato, che per tutelarsi. Dopo la formale denuncia, che deve essere contestuale al ritrovamento, il privato cittadino non ha nulla da temere e di che preoccuparsi. La palla passa nelle mani della Soprintendenza che dovrà poi valutare se il reperto sia un oggetto isolato o, ad esempio, ci siano altri reperti nascosti nel sito”.
Quindi la denuncia è da fare nell’immediatezza del ritrovamento?
“Sì. Va denunciato subito. Non può passare del tempo, la legge parla chiaro”.
E se ritrovo qualcosa in una vecchia cantina, a casa dei miei nonni o genitori? O magari in uno spazio ricevuto in eredità?
“Anche in questo caso la prima cosa da fare è metterne a conoscenza la Soprintendenza. Occorre mettere per iscritto che si ha del materiale antico, che è stato ritrovato in casa o che, nel caso specifico a cui faceva riferimento, è stato ricevuto in eredità. Occorre spiegare come prima di quel momento non si fosse a conoscenza del piccolo tesoro. A quel punto, dopo la segnalazione, il materiale può essere donato alla comunità”.
Reperti di vasi etruschi
In questo caso ci sono conseguenze penali o di altra natura?
“Se dopo tantissimo tempo, si ritrova qualcosa in casa e lo si denuncia, non ci saranno conseguenze. Ovviamente non ci saranno nel caso in cui la denuncia arriva contestualmente al rinvenimento e se, di fatto, si sta dicendo la verità. Quindi se il ritrovamento rappresenta un episodio isolato di poco materiale o di un singolo oggetto. Storia differente è se, quando si denuncia il ritrovamento, in casa o nella disponibilità della persona si scovano interi vasi restaurati o una moltitudine di altri frammenti che possano far pensare a giri illeciti. In questo caso scatteranno controlli più approfonditi da parte della Soprintendenza e la giustizia poi farà il suo corso”.
È un procedimento macchinoso e pieno di burocrazia per cui le persone potrebbero desistere?
“No, perché si tende a collaborare con i cittadini e avere un rapporto di fiducia. Quello che desideriamo più di ogni altra cosa è spingere le persone a donare e a cedere questi materiali che appartengono alla nostra storia e che non sono pezzi di arredamento”.
Barbara Bianchi


