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Scherzi di Carnevale e… l’arresto di Messina Denaro

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L'arresto di Matteo Messina Denaro

L’arresto di Matteo Messina Denaro

Viterbo – Dalle parti nostre, il 17 gennaio entra il Carnevale che, quest’anno, regnerà poco, solo trentacinque giorni, perché Pasqua non viene alta e lui tornerà nelle soffitte celesti a bordo del vecchio pallone aerostatico martedì grasso 21 febbraio. Giusto a cinque giorni dalle primarie congressuali del Pd che le ha spostate in quaresima dopo averle temerariamente fissate per il 12, la domenica di Carnevale.

Quella di maschere in piazza, carri allegorici e stelle filanti. Sarebbe stato, infatti, un po’ imbarazzante – seppure non del tutto dannoso sul piano dell’audience – piazzare i gazebo dove sfileranno i grandi del paese in formato caricature giganti e, quindi, comprensibilmente, l’emiliano Bonaccini dalla stazza alla Peppone, le sopracciglia curate alla Capalbio beach e gli occhialini che non sfigurerebbero in un moderno don Camillo Monsignore ma non troppo, sotto lo sventolio dei tre passaporti della sua principale competitor, quella di cui è difficile pronunciare il nome e pure scriverlo, il sorriso tanto allusivo quanto rassegnato del Cuperlo che tutti lo vogliono e nessuno poi lo piglia e la vispa De Micheli sicura che nell’urna il suo voto lo troverà.

Vero, d’altronde, che a Carnevale ogni scherzo vale e, allora, si può ballare l’avantindrè del governo a paso doble e cambi di quadriglia incorporati e discutere sull’aggiornamento di un antico e consolidato adagio, cioè: può essere che morto un papa emerito se ne faccia un altro…emerito?

Di là dall’Oceano, ballano il minuetto tragicomico dei documenti riservati prelevati dalla Casa Bianca da Trump, come l’accusa Biden che scorda, però, quelli che lui avrebbe lasciato nel garage di casa propria.

Di qua, sempre a loro, agli americani, non dispiace che, invece, si balli per il freddo indotto dalla terra d’Ucraina, dove i morti contano di più degli altri pure “indotti” nella sessantina di conflitti sparsi nel mondo. E noi al riparo della maschera di don Falcuccio, senza alternative che non siano yankees.

Nel Brasile, diviso in due tra quelli del Bolsonaro amerikano (ancora?) che vuol cacciare quelli di Lula, il compagnero precipitatosi a fermarli con le manette, stanno fortunatamente arrivando le scuole di samba a scontrarsi nel sambodromo sul serio e cantando “Ai , se eu te pego, assim voce me mata, a galera comesou a dansar (Se ti prendo… così mi ucciderai, la folla cominciò a ballar…). Ma, poi, sulla spiaggia di Ipanema, bossa nova per tutti.

Tempi di carnevale dunque e chiacchiere in libertà dei tanti immemori del monito di Giosuè Carducci, il quale riteneva capace di tutto chi, potendo dire una cosa con dieci parole, ne usa molte di più. Immemori e imprevidenti, perché, ogni Carnevale ha le sue conseguenze come scherzava Gioacchino Belli a proposito delle doglie da parto che prendevano nove mesi dopo il martedì grasso: “Fijo mio, semo a novembre, carnovale è venuto a febbraro e le donne in sur calar de la nona luna, quà d’ogni due ne partorisce una”.

Altri tempi, così lontani dalla denatalità di oggi, quando, però, non è uno scherzo di Carnevale l’arresto, lunedì, di Matteo Messina Denaro. Conseguenza di anni e anni di impegno di magistratura e forze dell’ordine. E non si consideri irriverente commentarlo con le parole di don Masino, Tommaso Buscetta, il mafioso pentito cui Cosa nostra aveva tolto due figli, un fratello, il genero, un nipote. Appena lo informarono che Totò Riina era stato arrestato esultò: ”E’stato il primo miracolo del 1993 !”

Seppure con frequenza non certo breve, questo Stato geloso dei suoi Pulcinella e Arlecchino, anche “sotto Carnevale”  ancora può fare miracoli.

Renzo Trappolini


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