Violenza sulle donne – foto di repertorio
Viterbo – “Mi fai giurare di non menarti più, ma come faccio se quella che sbaglia sei tu?”. Condannato a 18 anni per femminicidio, sette mesi dopo essere stato rimesso in libertà è tornato in carcere per maltrattamenti e lesioni con l’aggravante della recidiva reiterata specifica.
Vittima una donna di Viterbo con cui ha allacciato una relazione non appena uscito, dopo avere scontato la condanna per omicidio volontario. All’epoca del delitto aveva 35 anni, ora me ha 54.
Da sette mesi Massimiliano Marino è detenuto a Mammagialla, arrestato la notte tra il 10 e l’11 giugno 2022, dopo avere aggredito la nuova compagna in un bar del capoluogo davanti agli avventori che hanno chiamato la polizia.
“Mi fai giurare di non menarti più, ma come faccio se quella che sbaglia sei tu?”, le avrebbe detto, strappandole le chiavi di casa, costringendola a rifugiarsi sul balcone o a vagare da sola nella notte dopo averla cacciata dall’abitazione. All’ordine del giorno frasi come “zitta, lo vedi che sei una puttana?”, seguite da lanci di oggetti, schiaffi al volto e pugni.
Era la notte del 26 dicembre 2004 quando, a Cerveteri, uccise con una coltellata al torace la moglie 37enne. Adesso è a processo per maltrattamenti a Viterbo, dopo l’accoglimento da parte del gip Giacomo Autizi della richiesta di giudizio immediato, avanzata lo scorso 30 agosto dalla pm Eliana Dolce.
Polizia e 118 in centro – foto di repertorio
Per l’omicidio della moglie, in una abitazione di via Madonna dei Canneti a Cerveteri, Marino fu condannato a 18 anni di carcere. A novembre del 2021, uscito cinquantenne dal carcere di Rieti, ha conosciuto a Viterbo la donna con cui ha instaurato la relazione che sarebbe diventata in breve tempo burrascosa e violenta. L’episodio che ha fatto scattare l’intervento della polizia è avvenuto in un bar dentro porta della Verità.
Mercoledì l’imputato, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, è comparso davanti al giudice Alessandra Aiello del tribunale di Viterbo.
L’11 gennaio è stato il giorno della parte offesa, la quale ha raccontato come nell’autunno 2021 abbia conosciuto il suo ex alla Caritas, andando a convivere il 24 dicembre dello stesso anno, trascorrendo sotto lo stesso tetto il loro primo Natale.
Un inizio promettente cui non avrebbe fatto seguito la realtà dei fatti, tanto da far scricchiolare la coppia già a Pasqua, tra continue scenate e liti furibonde, scatenate dalla gelosia del 54enne nei confronti della nuova compagna.
Fino a giugno dell’anno scorso quando l’ultimo alterco, al culmine di una escalation di violenza durata 3-4 giorni, è sfociato nell’aggressione sfociata in querela, all’interno di un bar del centro storico.
Per Marino, visti i precedenti, è scattata la custodia cautelare in carcere, dove si trova tuttora. La vittima è finita al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove è stata medicata con una prognosi di sei giorni.
L’imputato, si legge nelle carte, “con condotte reiterate commesse nel periodo compreso tra i mesi di aprile e giugno del 2022, ha costantemente maltrattato la convivente vittima di umilianti offese verbali e violenze fisiche, mai precedentemente denunciate alle forze dell’ordine per il timore di possibili ripercussioni negative”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

