Viterbo – La commemorazione per Omar Neffati
Viterbo – “Sempre vivo nelle nostre battaglie. Ciao Omar”. Lo striscione è stato ricavato da un lenzuolo. Come si fa. E campeggia, scritto in rosso e nero, su uno dei lati della sala parrocchiale di Santa Maria della Verità a Viterbo. Il giorno della commemorazione di Omar Neffati, il ragazzo morto il 12 gennaio a Sutri. A 27 anni. Organizzata dai suoi amici. Da chi lo ha amato. Lui che era di origini tunisine, in Italia da quando aveva 6 mesi. Senza mai ottenere la cittadinanza. Una battaglia lunga una vita che Omar ha condiviso con tutti e tutte, e che tutti oggi a Santa Maria della Verità hanno condiviso con lui. Amico, fratello, figlio, compagno di lotta.
Viterbo – La commemorazione per Omar Neffati
”L’iniziativa – ha detto subito Gianmaria Oroni, che ha introdotto la giornata – nasce da una volontà naturale e fisiologica. Mettere a disposizione uno spazio e il tempo per salutare Omar. Per vivere insieme tutte le emozioni di dolore che stiamo attraversando in questi giorni. E farlo insieme è il modo migliore per ricordare chi ha lasciato e seminato tanto in ognuno di noi”.
Gianmaria Oroni
Gli interventi sono stati anticipati da un video con foto e immagini di Omar Neffati lungo tutto il suo percorso da sindacalista. Una parola che, nel suo senso più profondo, “fare giustizia insieme”, racconta e definisce meglio di tutte un militante che, nonostante i tempi, ha continuato a scavare, con la sua instancabile attività politica, quei fiumi carsici che, nonostante tutto, corrono sotto ai nostri piedi. In attesa un giorno di riemergere alla luce. Come sempre, nel corso della storia. Non una storia neutra, ma la storia degli oppressi contro gli oppressori, che non darà mai pace finché il diritto alla felicità non sarà una buona volta il diritto di tutte e tutte.
”Omar per noi – ha poi detto Daniela Ionida di Italiani senza cittadinanza – è insieme un fratello di battaglia e un creativo visionario. Capace di mettere a disposizione il suo tempo e la sua rabbia. L’albero della rabbia ha tanti rami che talvolta si spezzano prima del previsto. E l’albero della rabbia di Omar ha scavalcato stereotipi e paradigmi obsoleti. La sua battaglia più grande è stata la battaglia per la cittadinanza. Una battaglia lunga. E quella rabbia continueremo a maturarla insieme. Una battaglia che è la nostra e di questa società italiana che non vuole riconoscere tutti i suoi figli”.
Daniela Ionida
Tutti i suoi figli. Omar di Italiani senza cittadinanza era il portavoce. Nel suo ultimo anno di vita ha girato tutta Italia per affermare il diritto alla cittadinanza per tutti. Quel diritto un tempo conquista, da sudditi a cittadini, e oggi, per molti, una forma di discriminazione. Legata al sangue o al suolo non importa. Perché soltanto alla condizione umana dovrebbe essere riannodata una volta per tutte. Senza negoziare alcunché, perché ogni discussione, ogni regola, ogni prova che si associa a un diritto che è naturale, come lo è la condizione umana, l’essere umano, è soltanto un negoziare, un regolare e un associare sulla pelle e la carne viva di uomini e donne, ragazze e ragazze che chiedono solo una cosa. Potersi esprimere per poter essere liberi e felici. Bisogno radicale di ognuno. E negarlo, regolamentarlo, è soltanto una barbarie che lotte, come quelle di Omar Neffati, un giorno cancelleranno per sempre. Senza più quel logorio esistenziale “di sentirsi parte di qualcosa che non ti riconosce”, come ha ricordato Andrea Oleandri del tavolo cittadinanza cooordinato proprio da Neffati.
Andrea Oleandri
La sala della Verità oggi pomeriggio era piena. E nonostante il freddo, il calore delle emozioni e del dolore, e il loro valore, hanno accompagnato ogni intervento. E c’erano veramente tutti. Sindacati, associazioni, reti.
“Omar era capace di infiammiate una piazza con il suo carisma – ha ricordato Francesco Boscheri, uno dei suoi amici più cari, in lacrime -. La calma con la quale parlava, il suo fare composto ed elegante. Omar è stata la persona che mi ha introdotto al mondo della politica. Con la sua guida abbiamo fatto crescere il sindacato studentesco, rifondato i giovani democratici e fatto tante battaglie insieme. Era una persona buona che non sopportava le ingiustizie e le contrastava combattendole”.
Francesco Boscheri
“La battaglia per la cittadinanza – ha proseguito Boscheri – era la più importante. E l’eredità che Omar ci lascia sta tutta qui. In questa battaglia che ha combattuto a testa alta e schiena dritta. Oggi si spegne un faro e si accende una scintilla. E se vogliamo ricordare Omar dobbiamo lottare affinché nessuno sia mai più considerato uno straniero”.
Con Omar Neffati se ne va una persona affatto straniera, cioè estranea al contesto e al mondo in cui viveva. Perché Omar era, al contrario, parte integrante, attiva e certamente la migliore di esso. Se ne va così un uomo straordinario, perché fuori dall’ordinario di un mondo inaspettato e spesso complice delle peggiori nefandezze. E se ne va un ragazzo che con la sua testimonianza ha contribuito enormemente a costruire un nuovo soggetto sociale e la rabbia che lo accompagna e che un giorno, non lontano, emergerà con tutta la sua forza e la volontà di cambiare le cose e di farlo in meglio. Chiedendo conto di tutto ciò che in questi anni è stato fatto sulla pelle e la carne viva di uomini e donne innocenti.
Viterbo – La commemorazione per Omar Neffati
“Fai buon viaggio compagno – ha concluso il suo intervento Boscheri – e intanto, in nostra assenza prepara megafono e striscione. Perché un giorno ci rivedremo ancora alla testa del corteo”.
Daniele Camilli






