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“Servono stabilità e tempi certi, infrastrutture materiali e immateriali…”

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Viterbo – “Stabilità e regole e tempi certi, infrastrutture materiali e immateriali”. Il presidente di Unindustria Sergio Saggini fa un’analisi della situazione economica del territorio e passa in rassegna in vari settori: dal turismo all’export con un cenno all’edilizia. 

Presidente Saggini, che anno è stato il 2022?
“Con la fine della pandemia – spiega -, si pensava di intravedere la luce in fondo al tunnel e invece prima la guerra poi il caro energia hanno oscurato questa speranza.


Viterbo - Sergio Saggini

Sergio Saggini


Partiamo innanzi tutto dai dati: nel 2022 la provincia di Viterbo produce circa il 3% del valore aggiunto regionale. Il valore aggiunto, pari a 5,8 miliardi di euro nel 2019, è sceso con il lockdown del 2020 a 5,4 miliardi, ed è poi risalito, secondo le stime, a 5,7 miliardi nel 2021 e a 5,9 miliardi quest’anno.

Nell’anno in corso quindi Viterbo colmerà il gap con il 2019, seppure un po’ in ritardo rispetto ad altre aree del paese. Ci sono aspetti che preoccupano molto dovuti essenzialmente al conflitto in Ucraina – mi riferisco soprattutto al caro energia, ma non solo – altri che ci fanno ben sperare, come l’andamento dell’export. Altri che rappresentano una grande opportunità, come le risorse del Pnrr, ma dobbiamo essere in grado di intercettarle”.

Diceva del caro energia…
“Il tetto al prezzo del gas fissato nei giorni scorsi dall’Unione è una notizia che va nella direzione da noi auspicata, ma non basta ancora. Serve un intervento strutturale sia sul mercato elettrico che su quello del gas e bisogna sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Ciò comporta, infatti, aumenti generalizzati in tutti i settori produttivi e quindi aumento delle materie prime.

Difficoltà maggiori ci sono ovviamente nei settori che dipendono dal gas per la produzione, come la ceramica sanitaria a Civita Castellana: gli aumenti in parte sono stati attutiti dalla capacità di saper stare sul mercato dei nostri imprenditori. Il Distretto industriale rappresenta infatti un’eccellenza internazionale, non dobbiamo mai dimenticarlo”.

Gran parte dell’export provinciale passa da lì.
“Esatto. Tra gennaio e settembre 2022 il valore dell’export di beni prodotti nel Lazio è di 24 miliardi di euro, con un incremento del +16,9% rispetto allo stesso periodo del 2021. Si tratta di una crescita considerevole, seppure inferiore alla media nazionale (+21,2%), e riconducibile all’accelerazione avvenuta nel terzo trimestre dell’anno: +21% la variazione sul rispettivo trimestre del 2021, in linea con il +22% dell’Italia.

I primi tre settori per valore di esportazioni nei primi nove mesi del 2022 (dati elaborati dal Centro Studi di Unindustria) sono stati appunto la ceramica sanitaria (98 milioni, +12% rispetto allo stesso periodo del 2021, anno in cui erano già stati recuperati i livelli pre-Covid), i prodotti di colture permanenti (31 milioni di euro, con un calo del 37% dovuto a diversi fattori legati alla stagionalità), frutta e ortaggi lavorati e conservati (28 milioni, +13%)”.

Il Lazio e la Tuscia puntano sul Pnrr, che occasione rappresenta per il nostro territorio e come sfruttarla al meglio?
“Come ho già avuto modo di spiegare siamo di fronte ad un’occasione unica, irripetibile, ma dobbiamo essere in grado di saperla cogliere. In tutto, tra opere dirette, investimenti indiretti e bandi per le imprese, per la Tuscia ci sono davvero molte risorse. Per le opere dirette, cioè quelle per le quali si dovranno attivare le amministrazioni del territorio, sono stati stanziati 141 milioni di euro.

Per quelle indirette, vale a dire investimenti che dovranno essere implementate da enti e soggetti esterni al territorio provinciale, ci sono oltre 600 milioni di euro. Infine, i finanziamenti per i bandi cui dovranno partecipare le imprese. Bandi nazionali e regionali che riguardano anche le aziende della Tuscia. Tutti i progetti vanno realizzati entro il 2026, pena la restituzione dei finanziamenti, un lusso che non ci possiamo permettere”.

Nel nostro territorio ci sono settori in maggiore sofferenza?
“Sono in sofferenza quelle imprese che non puntano su innovazione e ricerca. Prenda un settore maturo e che conosco perché è il mio: l’edilizia. È innegabile che ci sia stata una forte ripresa grazie ai vari bonus e lo hanno colto quelle imprese che negli anni scorsi, pur tra mille sofferenze, sono rimaste sul mercato”.

Un settore che ha enormi potenzialità è quello turistico.
“Si, il turismo può davvero rivestire un ruolo importante nella ripresa e nel rilancio. Nel 2019 le presenze complessive erano state pari a 1,2 milioni, di cui il 79% di turisti nazionali (rispetto al 49% della media italiana). Il calo nel corso del 2020 è stato in linea con la media nazionale: -54% le presenze in provincia di Viterbo, -52% in Italia.

A fine 2021, il gap da comare era ancora ampio, con un numero di presenze pari a 580mila e una contrazione sul 2019 del -47% (-34% Italia), frutto del -65% nelle presenze straniere (-52% Italia) e del -42% delle presenze italiane (-15%). Aspettiamo i dati definitivi del 2022, ma le sensazioni sono davvero buone”.

Qual è l’augurio per i mesi a venire?
“Stabilità, sia a livello internazionale, con la fine della guerra in Ucraina (ma non solo) che a livello nazionale. Le imprese chiedono questo, oltre a regole e tempi certi e infrastrutture materiali e immateriali. Poi – conclude Saggini – il loro lavoro, che è creare sviluppo e ricchezza, lo sanno fare da sole”.


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