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Truffa disoccupato spacciandosi per “benefattore di senzatetto”, buttafuori di nuovo nei guai

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Roma - Il carcere di Regina Coeli

Dal 7 dicembre è detenuto nel carcere romano di Regina Coeli

L'avvocato Luigi Mancini

Il difensore viterbese Luigi Mancini

Il tribunale di Velletri

Nuovo processo al tribunale di Velletri

Viterbo – (sil.co.) – Truffa disoccupato spacciandosi per “benefattore di senzatetto”, ancora guai giudiziari per Raffaele Nuomi.

E’ il solito buttafuori 23enne di Pomezia, il cui curriculum criminale continua ad accrescersi, in attesa del processo d’appello di febbraio contro la condanna a 16 anni in primo grado da parte del collegio del tribunale di Viterbo per violenza sessuale e altri gravi reati con l’aggravante della crudeltà ai danni di una 17enne della provincia, intercettata a fine 2019 in una discoteca della Tuscia e successivamente contattata tramite social.

Ad aprile si aprirà a suo carico, presso il tribunale di Velletri, un ulteriore processo, per truffa, ai danni di un disoccupato, cui sarebbe riuscito a portare via denaro approfittando del suo bisogno di lavoro. 

A marzo dovrà invece comparire davanti al giudice Emilia Conforti del tribunale di Roma con la triplice accusa di usurpazione delle funzioni pubbliche, truffa e estorsione ai danni di due straniere, intercettate dal 23enne alla stazione Termini spacciandosi per agente della Polfer.

Si tratta del giovane finito in carcere in pieno lockdown, nella primavera 2020, poi trasferito in una Rems, dopo essere stato dichiarato seminfermo di mente, quindi rimesso in libertà pochi giorni prima della sentenza dello scorso mese di settembre, essendo stato nel frattempo dichiarato capace di intendere e di volere e non socialmente pericoloso.

Dal 7 dicembre è detenuto, con una valanga di carichi pendenti, nel carcere romano di Regina Coeli, per avere violato l’obbligo di dimora ed essersi beccato ulteriori due denunce, una per truffa da un tassista e una per stalking da una studentessa conosciuta al pronto soccorso di un ospedale capitolino. 

Il processo di Velletri scaturisce da una truffa, che sarebbe stata messa a segno il 5 agosto 2019 a Pomezia, quando, stando al crescendo di denunce, sarebbe cominciata l’escalation criminale del 23enne, una sorta di  dottor Jekill e mister Hyde, la cui straordinaria capacità di manipolazione è stata riconosciuta dagli stessi psichiatri secondo cui sarebbe sano di mente. 

Nuomi, difeso sempre dall’ormai storico avvocato Luigi Mancini, stavolta si sarebbe qualificato come dipendente di una fantomatica società che si occupa di assistenza ai senzatetto, nel rispondere ad una richiesta di lavoro inserita su un noto portale dalla vittima, un uomo di Albano Laziale, cui avrebbe promesso una retribuzione di circa 1.700/1.800 euro mensili, facendosi consegnare dapprima 161 euro per spese, a suo dire, legate a certificazioni e coperture assicurative, più altri 35 euro per l’acquisto di un portafoglio con lo stemma della società e altri 120 euro, sempre con la promessa che il denaro sarebbe stato restituito, rendendosi quindi irreperibile.

Il 23enne, nel frattempo, è sotto processo per stalking ai danni di un’altra 17enne conosciuta anch’essa in discoteca a fine 2019 e uno per truffa e sostituzione di persona per avere promesso un posto da autista di ambulanza a un disoccupato in cerca di lavoro, riuscendo a farsi dare una somma di denaro prima si sparire.

 E’ finito inoltre indagato per avere declinato false generalità, presentandosi quattro volte in quattro giorni in uno dei tanti pronto soccorso da lui frequentati, spacciandosi con nomi sempre diversi, anche se tutti somiglianti al suo. 

Anche durante il ricovero in Rems, in seguito agli abusi sulla minorenne viterbese, sarebbe riuscito più volte, secondo i medici “simulando” tentativi di suicidio, a farsi trasferire in vari pronto soccorso, riuscendo così a eludere la sorveglianza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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