|
|
Vetralla – (sil.co.) – Parcheggia per andare a prendere il numero dal dottore, una mattina d’estate di buonora, quando un compaesano lo minaccia col coltello: “Vieni qua che ti faccio vedere io”. Non gli era piaciuto il posto dove si era messo.
Era il 16 luglio 2019. A Vetralla. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e l’aggressore, denunciato a piede libero per minaccia aggravata e porto abusivo di armi, è finito a processo davanti al giudice Alessandra Aiello nonostante la vittima non abbia voluto sporgere querela.
Tutto per un parcheggio sgradito all’imputato.
“Siccome erano le 7 di mattina e i medici arrivano alle 9 – ha spiegato la vittima, un 74enne del posto – per fare prima ho parcheggiato nei posti riservati ai dottori, al che l’imputato ha cominciato a urlarmi ‘prepotente, sei un prepotente, questo posto è dei dottori’. Io, che lo conoscevo di vista, gli ho riposto ‘che ti frega a te dove parcheggio io, sono le 7 e i dottori arrivano alle 9’. A quel punto ha aperto lo sportello lato passeggero della sua auto e ne è uscito con un coltellino in mano, dicendomi ‘vieni qua che ti faccio vedere io’. Allora ho chiamato i carabinieri”.
“Non li ho chiamati perché ero spaventato o avessi paura, anche perché ero a distanza di sicurezza e conoscevo di vista il compaesano per cui sapevo con chi avevo a che fare. Non l’ho sentita come una minaccia reale nei miei confronti, ma sapendo che il soggetto era un tipo strano, mi è sembrato opportuno, visto che comunque aveva tirato fuori un coltello, che venisse controllato”, ha proseguito la parte offesa.
I militari, rinvenuto in effetti il coltello sull’auto dell’imputato, hanno condotto in caserma l’uomo che, a distanza di tre anni, è stato assolto questo mercoledì, su richiesta della stessa accusa, grazie alla vittima che non ha voluto sporgere denuncia e ha ridimensionato l’episodio, favorendo il proscioglimento del compaesano.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
