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Ai domiciliari per stupro, si procura autista personale truffando disoccupato Covid

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Il tribunale di Velletri

Il tribunale di Velletri

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – (sil.co.) – Ristretto agli arresti domiciliari per violenza sessuale su una minorenne, si procura un autista personale truffando un poveretto rimasto disoccupato a causa dell’emergenza Covid.

Avrebbe agganciato la vittima tramite un annuncio su un noto portale, millantando amicizie in polizia, con la promessa di uno stipendio di 2.200 euro al mese, quindi si sarebbe fatto portare in giro a sbafo finché la parte offesa non ha realizzato l’imbroglio, privilegiando come sua consuetudine i pronto soccorso degli ospedali

Si tratta dell’ultima impresa conosciuta di Daniele Nuomi, ancora lui, il buttafuori 23enne di Pomezia, in attesa del processo d’appello previsto a fine mese contro al condanna a 16 anni di reclusione in primo grado per lo stupro di una 17enne della provincia di Viterbo.

Oggi, su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Patrone, comparirà davanti al giudice monocratico del tribunale di Velletri per la “truffa dell’autista”, che risale al periodo che va da metà a fine novembre 2020, quando era ai domiciliari per la vicenda della minorenne viterbese, motivo per cui deve rispondere al giudice anche di evasione. 

Nel frattempo il curriculum criminale del 23enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo, si accresce di giorno in giorno, man mano che arrivano davanti al giudice le tante denunce collezionate tra il 2019 e il 2022, quando si è registrata una escalation di episodi, per cui Nuomi è finito nuovamente in carcere lo scorso 7 dicembre, stavolta a Regina Coeli, nonostante fosse riuscito ad ottenere la libertà vigilata alla vigilia della sentenza di condanna a 16 anni in primo grado del tribunale di Viterbo. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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