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Sei anni di mafia viterbese, dai primi attentati incendiari alle nove condanne definitive di boss e sodali

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Mafia viterbese - Uno degli attentati incendiari - Nel riquadro i nove condannati in via definitiva dalla cassazione

Mafia viterbese – Uno degli attentati incendiari – Nel riquadro i nove condannati in via definitiva dalla cassazione


Viterbo – Non una mafia tradizionale per cui “basta la parola”,”a denominazione d’origine controllata”, come la mafia tradizionale, la ‘ndrangheta, la camorra e la sacra corona unita. Ma pur sempre mafia, con o senza nome, secondo il terzo comma dell’articolo 416 bis relativo all’associazione di stampo mafioso che ha portato l’altro ieri sera, martedì 31 gennaio, alla condanna definitiva di nove dei tredici arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019 dell’operazione Erostrato.

A distanza di quattro anni dall’operazione Erostrato è arrivato il sigillo della cassazione a promuovere definitivamente la maxinchiesta dei carabinieri coordinati dalla Dda di Roma, pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò, che a Viterbo ha sgominato un sodalizio criminale italo-albanese attivo da un paio d’anni sul territorio (gennaio 2017-dicembre 2018) in una escalation di attentati incendiari e atti intimidatori.

Tra le vittime della banda di Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato imprenditori, forze dell’ordine, avvocati e anche qualche politico. 


Maxi rogo al Poggino - Le auto incendiate

Maxi rogo di auto al Poggino il 5 gennaio 2018


“Ci dobbiamo capire solo guardandoci”

Al Comune di Viterbo, una delle 19 parti civili, è stata riconosciuta una provvisionale di 30mila euro, a fronte di una richiesta di risarcimento danni di mezzo milione di euro da parte del difensore Marco Russo. 

“Mafia viterbese” è stata certificata, tra il primo e l’ultimo grado di giudizio, come “mafia non tradizionale”, “piccola” e “atipica”, assimilabile al famigerato clan Fasciani di Ostia. Una “mafia senza nome”, ma pur sempre un’associazione di stampo mafioso. Nessun dubbio che si trattasse di “sodali” e su chi comandasse.

Intercettati mentre parlano tra loro, Rebeshi e Trovato si dicono l’un l’altro frasi come “mò tu tieni il problema, io tengo il problema e ci dobbiamo aiutare, basta” oppure “ci dobbiamo capire solo guardandoci… basta che mi guardi io scatto”.


Viterbo La vetrina sfondata del Compro oro di via Genova

Viterbo – La vetrina sfondata del Compro oro di via Genova


“La banda puntava al controllo sulla città”

“Parliamo di 52 episodi, che poi sono stati sviscerati in 41 contestazioni. Qualcosa che a Viterbo non si era mai visto. Una vicenda del tutto nuova, con una entità, una portata per la città di Viterbo, che io rappresento, che è stata veramente eclatante per quanto riguarda gli effetti che hanno determinato, proprio in termini di numeri, di episodi, di ricorso sistematico alla violenza”, ribadisce l’avvocato Russo.

“Un qualcosa di assolutamente autonomo e nuovo, perché è una banda formata da calabresi e albanesi, dove la visione di Giuseppe Trovato era una visione che riguardava la strategia per attuare il controllo del territorio, attraverso l’assoggettamento e attraverso quello che era poi il controllo dei compro oro, delle discoteche, di quelle che erano le attività d’interesse”. 


Viterbo - Esplosioni a Santa Barbara - Viterbo - Il camion della Grazini Traslochi incendiato

Mafia viterbese – Camion di una ditta di traslochi incendiato a gennaio 2018


“Per la prima volta a Viterbo un carabiniere vittima della mafia”

A Viterbo non era mai successo prima. Sotto i riflettori la vicenda che ha visto coinvolto il vicebrigadiere dei carabinieri Massimiliano Pizzi nei confronti del quale gli imputati Giuseppe Trovato detto lo Zio, Rebeshi e Dervishi, sono accusati di aver incendiato l’autovettura nottetempo sotto casa al rientro da un breve viaggio che la vittima aveva avuto in compagnia della famiglia.


Viterbo - L'auto del consigliere comunale Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme

Mafia viterbese – L’auto di un consigliere comunale distrutta dalle fiamme a gennaio 2017


“Perché noi dobbiamo terrorizzare tutti”

“Perché noi dobbiamo terrorizzare tutti, hai capito?”, dice il boss Trovato alla compagna Fouzia Oufir, anche lei riconosciuta partecipe dell’associazione di stampo mafioso. Significativa anche un’altra conversazione della coppia, in cui il boss parla della manovalanza.  “Sono ragazzi forti fisicamente – dice Trovato –  ma non hanno forza psicologicamente… capito!? tecniche, psicologie… non ne hanno non hanno una visione… sono furbi in un modo ma sono… sono cuccioli da un altro… a loro gli piace ma comandano senza cervello!”. 


Viterbo – La macchina dell’avvocato Alabiso distrutta dalle fiamme

Mafia viterbese – La macchina dell’avvocato Roberto Alabiso distrutta dalle fiamme a luglio 2017


Assoggettamento e omertà

A Viterbo, dove diversi negozi di compro oro e due organizzatori di serate da ballo per romeni in discoteca sono stati “convinti” a chiudere i battenti e dove su una cinquantina di parti offese meno della metà si sono costituite parte civile avrebbe funzionato. 


Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

L’arresto di Trovato, in carcere dal blitz del 25 gennaio 2019 


Tutti di un sentimento

Quando Trovato si ustiona durante l’attentato incendiario riuscito solo in parte al titolare di una ditta di trasporti, gli altri si dimostrano con lui tutti di un sentimento. “Meglio che ero io. Se crolli tu … crolliamo tutti, cioè per dirti … a me … se stai male tu sto male pure io “, gli dice Spartak Patozi, uno dei collaboratori più stretti dei boss di mafia viterbese. 


Mafia viterbese - Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime dai sodali

Mafia viterbese – Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime dai sodali


Le nove condanne definitive

– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione  
Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi
– Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi 
– Gabriele Laezza: 7 anni 
Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi
– Fouzia Oufir: 5 anni 
Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi 
– Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi 
Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (caduta l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso) 


Viterbo - La fiaccolata contro la mafia

Operazione Erostrato – La fiaccolata contro la mafia del 15 febbraio 2019


Oltre duecentomila euro di provvisionali alle 19 parti civili

– Comune di Viterbo: 30mila euro (tutti gli imputati)
– Associazione nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto”: 8mila euro (tutti gli imputati)
– Sportello Sos Impresa Lazio: 8mila euro (tutti gli imputati)
– Claudio Ubertini: 10mila euro, di cui 5mila euro daTrovato, Rebeshi, Dervishi e Laezza e 5mila euro da Trovato, Laezza e i fratelli Patozi
 – Enrico Maria Ubertini: 8mila euro (Trovato, Rebeshi, Dervishi e Laezza)
– Claudia Ubertini: 8mila euro (Trovato, Laezza e i fratelli Patozi)
– Gabriele Petrini e Eleonora Macrì: rispettivamente 15mila e 8mila euro (i boss Giuseppe Trovato e Ismail rebeshi, assieme ai presunti sodali Gabriele Laezza, il pentito Sokol Dervishi e i fratelli Spartak e Shkelzen Patozi)
– Piero Camilli: 5mila euro (Trovato, Dervishi, i fratelli Patozi, Fouzia Oufir e Luigi Forieri)
– Massimiliano Pizzi: 10mila euro (Trovato, Rebeshi e l’ex braccio destro Dervishi)
– Roberto Alabiso e Eleonora Cocciolo: rispettivamente 10mila e 5mila euro (Trovato e Dervishi)
– Fabiola Bacianini e Stefano Pastura: rispettivamente 20mila e 5mila euro (Trovato, Rebeshi e Dervishi, stavolta con Spartak Patozi, Gabriele Laezza e Fouzia Oufir)
– Rinaldo Della Rocca e Pierpaolo Guarriello: rispettivamente 3mila e 30mila euro (Trovato e Rebeshi)
– Ion Lazar: 4mila euro (Rebeshi, Trovato e Dervishi)
– Roberto Grazini: 15mila euro (Trovato e Shkelzen Patozi)
– Emanuele Gorini: 5mila euro (Trovato, Rebeshi, Dervishi e Laezza)



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