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Colpo a mano armata alla cooperativa agricola, a giudizio il rapinatore tradito dal Dna

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La caserma dei carabinieri di Canino

La caserma dei carabinieri di Canino

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Canino – Rapina a mano armata alla cooperativa agricola di Canino, davanti al collegio del tribunale di Viterbo il pregiudicato 44enne del capoluogo specializzato in rapine nelle farmacie.

Stavolta è finito a processo perché, assieme a un complice, avrebbe messo a segno la rapina a mano armata del 6 novembre 2020 alla cooperativa Doganella di Canino.

La coppia è stata identificata a distanza di due anni, nel 2022, grazie al Dna repertato dagli investigatori sulla scena del crimine e solo in un secondo tempo ricollegato ai banditi per cui l’estate scorsa è scattato l’arresto e quindi il giudizio immediato.

Nel frattempo le strade dei malviventi si sono divise. Si deciderà infatti separatamente, a metà febbraio, sulla richiesta di patteggiamento a tre anni e quattro mesi del coimputato, accusato anche lui di rapina aggravata in concorso, ricorso al rito alternativo che prevede lo sconto di un terzo della pena. 

Il 44enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, negli ultimi tre anni avrebbe compiuto una serie di colpi, oltre che nel Lazio, anche in Toscana e Umbria. Attualmente è detenuto da quasi due anni nel carcere di Grosseto, arrestato il 7 aprile 2021 per una tentata rapina ai danni di una farmacia. 

Il colpo di Canino risale al 6 novembre 2020. Era un venerdì pomeriggio poco dopo la chiusura, verso le 18,30, quando due banditi hanno fatto irruzione a mano armata e col volto coperto da berretti e passamontagna presso la sede dell’azienda agricola.

Il 44enne che ha scelto di essere giudicato col rito ordinario, è stato sottoposto alle analisi del Dna in carcere, che in un primo momento avrebbero dato esito negativo e poi positivo. Lo scorso 8 luglio, si è avvalso della facoltà di non rispondere all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giacomo Autizi. 

I rapinatori avrebbero minacciato con una pistola i tre dipendenti che erano ancora all’interno, due uomini in magazzino e una donna in ufficio, intimando loro di consegnare il denaro delle casse per un bottino attorno ai duemila euro.

Ottenuto quello che volevano, avrebbero quindi costretto le tre vittime a sdraiarsi sul pavimento, legando loro i polsi con delle fascette di plastica, in modo da ritardare l’allarme, fuggendo indisturbati nel buio senza lasciare apparentemente traccia.

Il 44enne la scorsa primavera è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi con lo sconto di un terzo dell’abbreviato dal tribunale di Terni in quanto esecutore materiale di due colpi a mano armata, sempre in farmacia, messi a segno il 29 marzo 2021 a Terni e a Ponte San Giovanni in provincia di Perugia.

L’arma utilizzata in Umbria è risultata essere un ferrovecchio. A Canino si parla di una semiautomatica. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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