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Corrieri sfruttati approfittando dello stato di bisogno, processo in stand-by

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Carabinieri e guardia di finanza

Carabinieri e guardia di finanza

Viterbo – (sil.co.) – Sfruttamento lavoratori aggravato dallo stato di bisogno, processo in stand-by.

È ancora la vicenda dei corrieri di medicinali che secondo l’accusa sarebbero stati sfruttati grazie a una presunta girandola di cooperative. Ebbene, ha rischiato di dover ricominciare da capo il processo a un socio-lavoratore, nel suo ruolo di amministratore unico della “Atlas”, sul cui capo pende la grave accusa di sfruttamento dei lavoratori aggravato dallo stato di bisogno. 

Il processo, entrato nel vivo a dicembre con l’ascolto dei primi testimoni, ha subito un brusco stop a causa del recente avvicendamento di giudici al tribunale di Viterbo che sta rendendo necessaria la ricalendarizzazione delle udienze attraverso una serie di rinvii. 

Il difensore Cesare Piccioni, lo scorso 19 gennaio, ha sollevato davanti al nuovo titolare del procedimento un paio di questioni, tra cui la richiesta di procedere nuovamente all’ammissione delle prove e riascoltare i testi già sentiti. Il giudice Ilaria Inghilleri si è riservata, rinviando al 2 febbraio, quando ha rigettato la richiesta è fissato la prossima udienza a gennaio 2024.

La Atlas sarebbe una delle cooperative legate al consorzio logistico del Poggino specializzato nella distribuzione dei medicinali a farmacie, cliniche e ospedali, finito a sua volta nel mirino dei carabinieri dell’ispettorato del lavoro e della guardia di finanza, per il presunto sfruttamento degli autisti e anche per una presunta maxi frode fiscale da venti milioni di euro ai danni dell’erario, tramite una girandola di cooperative tutte dai nomi stellari che avrebbero sfruttato il lavoro dei corrieri. Il processo che ne è scaturito è tuttora in corso. 

La cooperativa Atlas, nella fattispecie, le cui vicende sono state sviscerate lo scorso 12 dicembre davanti al giudice Elisabetta Massini, è nata nel 2016 e diventata operativa nel 2017. Il 31 maggio dello stesso anno uno degli autisti ha denunciato condizioni di sfruttamento all’ispettorato del lavoro e a processo, difeso dall’avvocato Cesare Piccioni, è finito un socio-lavoratore, nel suo ruolo di amministratore unico. 


Cinque anni fa il blitz dei carabinieri

Il processo è entrato nel vivo, il 12 dicembre, quattro anni e mezzo dopo il blitz all’interno del deposito.

Uno dei militari che hanno indagato sulla cooperativa ha ricostruito in aula come si siano mossi i carabinieri per verificare se ci fossero riscontri alla denuncia. A partire dal controllo dei tempi di sosta delle auto dei corrieri, parcheggiate sul piazzale del magazzino del Poggino.


Controlli sulle auto in sosta nel piazzale

“Ci siamo resi conto che le macchine dei lavoratori restavano parcheggiate nel piazzale anche dalle due di notte alle quattro-cinque  del pomeriggio successivo”, ha spiegato.

L’8 giugno 2018 è stato deciso un blitz all’interno del capannone: “C’erano 19 autisti al lavoro, tra i quali il denunciante e anche l’attuale imputato. Li abbiamo identificati e abbiamo sequestrato documentazione, tra cui i fogli matrice e i fogli giro”, ha proseguito.


“Al lavoro anche 13 ore al giorno”

“Siamo giunti alla conclusione che autisti assunti per trenta ore di lavoro alla settimana, dalle 6 alle 8.30 e dalle 14.30 alle 17, facevano un orario molto più ampio, fino a 13 ore lavorative, dalle due di notte a metà del pomeriggio successivo”, ha concluso il militare. 


Dubbi della difesa sullo “stato di bisogno”

La difesa ha chiesto come sia stato accertato il presunto stato di bisogno che avrebbe spinto i lavoratori ad accettare simili condizioni, ma il testimone non è stato in grado di rispondere, se non riferendo genericamente che “tenevano famiglia”.

In aula anche uno degli autisti, che ha difeso l’operato della cooperativa, sostenendo che le ore in più si recuperavano il giorno dopo o comunque nei giorni successivi. 


 – “Corrieri di medicinali sfruttati da cooperativa, lavoravano fino a 13 ore al giorno”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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