Tarquinia – Delitto delle Saline, in ospedale l’omicida del professor Dario Angeletti.
Si sarebbero aggravate le condizioni del settantenne Claudio Cesaris, detenuto da oltre un anno a Rebibbia, per il quale, in seguito a una perizia medica disposta dal tribunale su richiesta della difesa, è stato disposto il ricovero presso un reparto di medicina protetta a causa, sembrerebbe, dell’acutizzarsi dei problemi cardiaci per cui fu colto da malore e trasferito nel reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle la sera dell’arresto, il 7 dicembre 2021, il giorno stesso dell’omicidio.
La perizia avrebbe confermato che le sue condizioni sarebbero tuttora compatibili con il carcere, dove fu trasferito dopo qualche giorno, ma che il detenuto necessità di cure appropriate in una struttura ospedaliera, per cui non si tratta di una attenuazione della misura, che resta inalterata, quindi quella della custodia cautelare in carcere, ma di un ricovero dovuto al peggioramento delle sue già precarie condizioni di salute.
Nel frattempo, a causa del legittimo impedimento di uno dei legali di parte civile, sono destinate a slittare a marzo sia l’udienza di oggi, sia quella del 13 febbraio del processo davanti alla corte d’assise di piazzale Clodio del processo per omicidio al reo confesso Cesaris, per il quale il pm Alessandro Gentile, lo scorso 17 novembre, ha chiesto una condanna a 23 anni di reclusione.
Omicidio delle Saline – Nei riquadri, Claudio Cesaris e Dario Angeletti
L’imputato è difeso dagli avvocati Alessandro De Federicis e Michele Passione. Tra le parti civili parti civili l’università della Tuscia con l’avvocato Andrea Fedeli, oltre alla vedova, ai due figli e alle sorelle della vittima con gli avvocati Rodolfo Bentivoglio e Massimiliano Zoli. Parti civili anche il Comune di Tarquinia con l’avvocato Paolo Pirani e la ricercatrice per la quale Cesaris avrebbe ucciso, assistita dall’avvocato Eliana Saporito.
Cesaris è il 70enne originario di Dresano in provincia di Milano, tecnico dell’università di Pavia in pensione, reo confesso della morte del professor Angeletti, docente cinquantenne di ecologia e biologia marina dell’università di Viterbo, ucciso con due colpi di pistola alla nuca nella sua macchina, il 7 dicembre 2021, nel parcheggio delle Saline di Tarquinia.
Nell’ex borgo ottocentesco dove fino alle fine degli anni ’90 del secolo scorso si raccoglieva il sale e dove negli anni ’70 hanno pure girato il Pinocchio di Luigi Comencini, Angeletti lavorava nei laboratori del centro ittiogenico dell’Unitus.
Oltre che di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, Cesaris deve rispondere anche di atti persecutori nei confronti della vittima e della sua ex, la ricercatrice lombarda quarantenne con cui aveva avuto una relazione quando entrambi lavoravano a Pavia e dalla quale sarebbe stato ancora ossessionato, al punto da uccidere il muobo collega della donna ritenuto essere un rivale.
Solo dopo la morte di Angeletti, la donna, alla luce delle indagini, la ricercatrice ha rimesso insieme il puzzle delle condotte “anomale” messe in atto dal suo ex, sfociate nel brutale omicidio del professor Angeletti.
“Ti auguro di provare il dolore che si prova quando ti portano via la persona che ami”, le aveva scritto in un messaggio del 20 novembre 2021, pochi giorni prima di uccidere Angeletti.
Ha pedinato tramite Gps la ricercatrice e Angeletti il 3, 4 e 6 dicembre 2021. E lo stesso ha fatto il giorno del delitto, il 7 dicembre, seguendo la quarantenne nel tragitto da San Martino al Cimino a Monte Romano, recandosi poi a Tarquinia e attendendo l’uscita dal lavoro della vittima.
Una pericolosa escalation di cui la donna non avrebbe fatto in tempo a rendersi conto. “Ricordati che chi semina vento raccoglie tempesta”, le scriveva il 24 gennaio 2021.
Non ha smesso neanche dopo l’omicidio di Angeletti, chattando con la ricercatrice, ancora ignara dell’accaduto, durante le otto ore successive, fino a pochi minuti prima del fermo.
Era stata una bella giornata il 7 dicembre, tanto che alle 19,10, un’ora circa prima dell’arresto, le scrive: “Ho girato parecchio per gustarmi anche io il sole”.
Era l’ora di cena quando i carabinieri gli hanno bussato alla porta della casa di via Cadorna, a San Martino al Cimino, affittata apposta per stare vicino alla donna per cui aveva lasciato moglie e figlia, una volta andato in pensione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
