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Denunciato da quattro ex finisce in carcere, a processo per stalking

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Viterbo – (sil.co.) – Nel vivo il processo a un quarantenne della provincia di Viterbo arrestato lo scorso 17 agosto per stalking e tuttora detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla.

La vittima, nel frattempo, ha seguito per due mesi e mezzo un percorso psicologico grazie all’associazione antiviolenza Penelope. 

L’uomo, cui viene contestata la recidiva essendo stato già denunciato in precedenza da tre delle sue numerose ex, tra cui la madre di suo figlio, è finito a processo davanti al giudice Ilaria Inghilleri dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato da parte della procura.


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La presunta vittima, una coetanea che non si è costituita parte civile,ha denunciato il suo ex l’8 agosto 2022, dopo essere stata aggredita mentre era a cena fuori con il figlioletto di un anno e un amico.

“Ha sollevato il mio amico da terra prendendolo per il collo, poi gli ha sferrato una ginocchiata all’inguine”, ha raccontato ieri in aula la donna, ripercorrendo la relazione lampo, durata da gennaio a maggio dell’anno scorso e finita nel peggiore dei modi subito dopo ferragosto, con la misura di custodia cautelare in carcere, tuttora in atto, per l’imputato.

Il quarantenne avrebbe visto rivali dappertutto. “Dal padre di mio figlio al figlio della signora per cui lavoravo, all’amico con cui fumavo una sigaretta alla festa per i quarantenni, all’amico con cui sono uscita a cena assieme a mio figlio”, ha detto in aula la parte offesa. 

Ogni occasione sarebbe stata buona per darle della “troia”, un epiteto ricorrente, anche riferendosi alle ex che lo avevano denunciato, quando le raccontava i guai avuti in precedenza.

In seguito alla querela dell’8 agosto, il quarantenne è stato arrestato a tempo di record, neanche dieci giorni dopo, il 17 agosto, dalla squadra mobile della questura di Viterbo, che ha proceduto all’esecuzione dell’ordinanza applicativa della misura cautelare, in quanto “con condotte reiterate ha minacciato e molestato la donna fino ad aggredirla fisicamente, generando nella stessa un grave e perdurante stato di ansia dovuto al timore per l’incolumità propria e del figlio di un anno”.

Motivo per cui l’arrestato, già gravato da diversi precedenti specifici per comportamenti analoghi avuti con altre precedenti tre ex compagne nonché dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, è stato associato presso il carcere di Mammagialla, dove tuttora si trova.

Ieri la difesa ha chiesto un’attenuazione della misura, tipo divieto di avvicinamento o domiciliari col braccialetto, per consentire all’uomo di riprendere il lavoro e continuare a frequentare il figlio avuto da una precedente relazione. Ma l’accusa ha sottolineato i precedenti, mentre la parte offesa, sentita sulla richiesta, ha detto “non mi fido di lui, ho ancora paura, chiedo di essere tutelata, io, mio figlio e la mia famiglia”.

L’imputato, al termine dell’udienza, ha rilasciato spontanee dichiarazioni “per fare chiarezza sul mio passato, visto che la pm ha posto l’accento sui problemi avuti con altre ex”, ridimensionando i precedenti e sottolineando di essere in ottimi rapporti con tutte le donne con cui ha avuto relazioni sentimentali e che tutte lo hanno sempre ricercato loro. 

Salvo imprevisti, il giudice, che ha fià fissato le prossime tre udienze, punta a chiudere il processo entro fine primavera. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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