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Frode fiscale sulle auto d’importazione, chieste quattro condanne e un’assoluzione

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Elio Marchetti

L’imprenditore Elio Marchetti

Polstrada e finanza in una delle aziende di Elio Marchetti

Il blitz di polstrada e finanza del 3 maggio 2017

Polstrada e finanza in una delle aziende di Elio Marchetti

Polstrada e finanza in una delle aziende di Elio Marchetti

Viterbo – Frode fiscale sulle auto d’importazione, chieste quattro condanne e un’assoluzione. E’ il processo “Déjà vu bis” a cinque imputati. Elio Marchetti, condannato a 2 anni e 8 mesi nel precedente, potrebbe cavarsela con tre mesi e 25 giorni in continuazione. Proscioglimento in vista per la sorella. Per la dipendente e il fornitore tedesco le pene più pesanti. Meritano oltre un anno di reclusione per la procura. L’altra storica segretaria dell’imprenditore 49enne è stata invece assolta nell’altro processo.

Al centro dell’operazione Déjà vu scattata il 3 maggio 2017 un presunto “traffico” di 138 supercar, auto di lusso  che sarebbero state importate dalla Germania e vendute a prezzi stracciati eludendo la normativa anti truffe carosello e eludendo il fisco dal “gruppo criminale” ai cui vertici ci sarebbe stato Marchetti, portato alla luce, tra il 2015 e il 2017, da polstrada e guardia di finanza. 

Una sorta di “sequel” dell’operazione Red Zoll del 2014, nella convinzione che Marchetti avesse ripreso lo stesso gioco con società diverse. “Prezzi concorrenziali, fuori mercato”, li ha definiti ieri in udienza il pubblico ministero.

Una mini condanna a tre mesi e 25 giorni in continuazione è l’istanza della difesa per ora accolta dalla pm Eliana Dolce che ieri, in sede di discussione, ha chiesto la condanna di tutti gli imputati ad eccezione della sorella Rosalba Marchetti.

Il presidente del collegio, giudice EugenioTurco, al termine, ha però dichiarato interrotta e non conclusa la discussione dell’accusa, rinviando al prossimo 10 marzo per tutte le verifiche del caso sull’applicabilità della continuazione, secondo riforma Cartabia, ovvero che sia effettivamente passata in giudicato la sentenza di condanna a 2 anni e 8 mesi in appello di Marchetti a conclusione del primo processo scaturito dall’operazione Déjà vu di sei anni fa. 

La procura ha chiesto la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione per la dipendente Emilia Tiveddu e a un anno e 4 mesi per il fornitore tedesco Adrian Glowats, entrambi partecipi, secondo l’accusa, dell’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero. 

Il pubblico ministero, che ha anche presentato una memoria, ha invece chiesto la condanna a sei mesi ciascuno per falso di Giuseppe De Lucia e Domenico Sordo, i due pugliesi arrestati anche loro nel blitz del 3 maggio 2017.

La condanna di Elio Marchetti si è dimezzata in appello il 15 febbraio dell’anno scorso, dai 5 anni e 4 mesi di reclusione del primo grado ai 2 anni e 8 mesi del secondo grado. Tre anni prima, nel 2020, l’accusa aveva chiesto sette anni e mezzo di reclusione. La corte d’appello di Roma ha accolto la richiesta di “patteggiamento” dell’avvocato Carlo Taormina, alla guida del collegio difensivo di cui fa parte anche l’avvocato Giuliano Migliorati, che per il commerciante del settore auto ha promosso in secondo grado, presso la procura generale di via Varisco, il cosiddetto “concordato in appello”, depositando in udienza una memoria.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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