Civitavecchia – (p.cas.) – Incidente mortale al porto, c’è un indagato. Si attendono i risultati dell’autopsia. Effettuati diversi interrogatori dopo la tragedia capitata all’operaio Alberto Motta.
Un’indagine complessa, che dovrà tenere conto di molti aspetti ancora da definire. È quella che riguarda la morte di Alberto Motta, il 29enne di Tarquinia ma residente a Civitavecchia, che venerdì scorso ha perso la vita quando era a lavoro, alla banchina 25 del porto.
Alberto Motta
Sulla vicenda c’è un’indagine avviata dalla procura della Repubblica di Civitavecchia, per stabilire se ci sono delle eventuali responsabilità in relazione alle dinamiche che hanno portato alla drammatica morte del giovane. Per ora ci sarebbe una persona iscritta sul registro degli indagati. Un atto dovuto, rispetto alle particolari caratteristiche dell’incidente.
Il titolare dell’indagine, vale a dire il sostituto procuratore della Repubblica Roberto Savelli, ha già disposto il sequestro dell’area e avrebbe avviato una serie di interrogatori, sia con alcuni rappresentanti della società in cui lavorava Motta, sia con dei colleghi dell’operaio 29enne.
Civitavecchia – La manifestazione al porto per la morte del giovane operaio Alberto Motta
Un altro passaggio importante è invece l’autopsia, i cui risultati si attendono nel giro di pochi giorni. I feedback con gli operatori portuali, i riscontri dell’esame autoptico e la verifica delle immagini della videosorveglianza potrebbero chiarire tutti i dubbi rimasti sulla disgrazia avvenuta cinque giorni fa alla banchina container.
Civitavecchia – Nel riquadro Alberto Motta
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


