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Fa irruzione a casa della ex e picchia il rivale, perdonato e assolto

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Carabinieri e 118 - foto di repertorio

Carabinieri e 118 – foto di repertorio

Caprarola – (sil.co.) -Fa irruzione a casa della ex e picchia il nuovo compagno, a processo per lesioni e rapina è stato perdonato e assolto perché avrebbe agito solo per gelosia.

E con lui è stato assolto il cognato, fratello della ex, che lo avrebbe accompagnato nella spedizione, il cui obiettivo sarebbe stato riprendersi un orologio da 20 euro che aveva regalato alla donna durante la relazione.

Una volta entrato nell’abitazione che fino a poco tempo prima aveva condiviso con la ex, trovando la donna assieme al nuovo compagno, la situazione sarebbe però degenerata e l’imputato si sarebbe lasciato letteralmente prendere la mano, facendosi arrestare col cognato per avere picchiato il rivale e avere rapinato l’orologio e un cellulare.

Protagonista una coppia di operai romeni. Medesima la nazionalità delle parti offese. Era circa mezzogiorno del 10 febbraio 2021, come ha raccontato ieri l’uomo vittima di quella che sarebbe stata una scenata da parte dell’imputato, mentre a suo dire il fratello della sua attuale compagna ne sarebbe rimasto fuori.

“E’ stato per gelosia, l’ex della mia compagna voleva riprendersi un orologio da 20 euro che le aveva regalato. Poi ci siamo tutti chiariti e non ci sono stati più problemi. Abbiamo rimesso la querela”, ha spiegato, ricordando al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco di avere ritirato la denuncia per lesioni. 

Alla luce della testimonianza delle parti offese, all’udienza precedente la dona aveva fornito una medesima versione dei fatti, è stata la stessa pm Paola Conti a chiedere l’assoluzione di entrambi gli imputati, prontamente concessa dal collegio.


– Entra a casa della ex e riempie di botte il nuovo compagno, arrestato insieme al complice


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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