Santa Marinella – Il blitz della polizia nella casa famiglia Monello del mare
Santa Marinella – Non ci furono abusi su minori alla casa famiglia “Monello del mare” di Santa Marinella, ci sono voluti quasi otto anni per la sentenza di primo grado, ma sono stati assolti tutti, ieri dal collegio del tribunale di Civitavecchia, i cinque imputati.
Tra i cinque imputati lo psicologo e responsabile della struttura Fabio Tofi, 63 anni, di Montefiascone, arrestato dalla polizia il 13 maggio 2015 e rimesso in libertà dopo 45 giorni, difeso dall’avvocato Vincenzo Dionisi del foro di Viterbo. Gli altri quattro imputati erano la moglie e tre operatrici.
Tutto è partito dalle accuse di due sorelle viterbesi all’epoca adolescenti, ex ospiti della struttura, ritenute pericolose e allontanate l’anno precedente, i cui genitori sono finiti a loro volta sotto processo a Viterbo per abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia. Tra le parti offese inizialmente c’era anche un altro minorenne viterbese, che però ha smentito tutto durante l’incidente probatorio.
Nel frattempo è passato un altro anno da quando, a marzo 2022, l’accusa ha chiesto una condanna a tre anni e mezzo di reclusione per Tofi e a tre anni ciascuna per la moglie e tre operatrici, accusati a vario titolo di maltrattamenti aggravati, violenza sessuale e lesioni aggravate.
Il difensore Vincenzo Dionisi
“Notti insonni, musica alta e doppio telefonino… “
Il difensore Dionisi ha sempre sostenuto che le denunce siano state “il frutto di una vendetta”. La situazione ambientale, negli ultimi tempi, nella casa famiglia di Santa Marinella sarebbe stata insostenibile.
“Notti insonni, musica alta, le ragazze col doppio telefonino. Le sgridate venivano da comportamenti poco consoni. Quello che mi colpisce è che le due sorelle viterbesi le abbiamo tanto aiutate – si è sfogato Foti, rilasciando nell’aprile di cinque anni fa un’intervista a Tusciaweb – erano seguite da due psicologhe a nostre spese. Una ha fatto un corso per animatrice nei villaggi vacanze, la sorella che è una bravissima cantante l’abbiamo fatta lavorare. Credo che sia stato sciacallaggio”.
“La casa famiglia – ricorda Dionisi – faticando a gestire la situazione, già nel 2014 aveva redatto delle relazioni per il tribunale minorile e aveva avuto uno scambio di mail su questi problemi con gli assistenti sociali”.
“Nessuna traccia di cibo scaduto nella casa famiglia”
Nessuna traccia, secondo la difesa, di cibo scaduto. “Il cibo che i minori consumavano nella struttura era lo stesso che cucinavano e mangiavano anche gli operatori – dice Dionisi – quello scaduto o avariato, quando c’era, veniva riposto in un magazzino fuori dalla casa famiglia per essere consegnato a un vicino che lo usava per i suoi animali in cambio di verdure fresche”.
Il titolare avrebbe poggiato le mani sulle gambe e sulle spalle di una delle sorelle: “Non stava quasi mai con le ragazze perché si occupava solo degli aspetti amministrativi”. Quindi gli psicofarmaci: “Nel corso della perquisizione non sono stati ritrovati”. Infine le spallate da un’educatrice: “Peccato che la ragazza pesasse 97 chili e la nostra operatrice abbia una protesi discale alla schiena”.
Il modus operandi dei gestori del “Monello del mare” sarebbe stato inoltre monitorato dalle continue verifiche a sorpresa che Asl, carabinieri e procura minorile facevano sul posto senza avere mai trovato qualcosa da eccepire.
Processo Monello mare – La foto postata da Simonetta Izzo
La solidarietà allo psicologo di Simona Izzo
Nei confronti di Tofi, psicologo con studio a Roma, ha espresso a suo tempo solidarietà su Instagram anche una delle sue pazienti più note, la popolare attrice, doppiatrice, regista, scrittrice e sceneggiatrice italiana Simona Izzo.
“Io e @Fabio Tofi che mi ha salvato la vita… grande psicoterapeuta sensibile e molto preparato. Soffrivo di mal di testa legato ad una depressione post partum e la separazione dal padre di mio figlio dopo aver scoperto un tradimento consumato durante la mia gravidanza e perpetuatosi per tre anni. Oggi Fabio – argomenta Simona Izzo – è al centro di una incresciosa vicenda che lo vede accusato di una infamante accusa di molestia ai danni di due ragazze ospiti della casa famiglia dove operava. In attesa di riabilitarsi Fabio sta vivendo il suo incubo”.
“Confidando, sono in trepidante attesa della sentenza che sono certa lo assolverà per quanto valga il mio giudizio certo non confuso dall’affetto. Posso testimoniare in qualsiasi tribunale che la personalità specchiata, l’onestà intellettuale, l’amore per la bellissima moglie, che gli ha dato due figli, disegnano un profilo incompatibile con quell’accusa”.
“Dai Fabio chi ti conosce è con te. Un terribile equivoco pesa sulla tua vita sul cuore della tua famiglia e sul mio, ma uscirai dal tunnel. Tu che hai estratto dalle macerie esistenziali tante persone, instradato tanti ragazzi, consolato madri e padri…”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


