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Roma – Per Flaminia Tosini è finita con un non luogo a procedere la richiesta di rinvio a giudizio nata dall’inchiesta sull’impianto di trattamento rifiuti di Castelforte, in provincia di Latina. Il caso esplose a settembre 2021, proprio quando l’ex dirigente regionale si era appena candidata sindaca di Vetralla.
Per Flaminia Tosini e altri cinque indagati è finita ieri con un non luogo a procedere perché il fatto non sussiste in sede di udienza preliminare, davanti al gup Paola Della Monica del tribunale di Roma, la richiesta di rinvio a giudizio nata dall’inchiesta dell’allora pm Alberto Galanti sull’impianto di trattamento rifiuti Csa di Castelforte, in provincia di Latina.
Un nuovo proscioglimento, dunque, senza nemmeno arrivare a un processo, per l’ex dirigente regionale vetrallese Flaminia Tosini, soprannominata due anni fa dalla stampa nazionale la “zarina dei rifiuti”, difesa dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta del foro di Viterbo.
Non luogo a procedere, oltre che per la Tosini, anche per gli imprenditori Antonio ed Enrico Giuliano, Marco Steardo, Ruggiero De Fazio e Felice Rea.
Al centro delle indagini che hanno riguardato il centro di trattamento meccanico di Castelforte, presunte “autorizzazioni assenti o rilasciate in maniera sospetta e rifiuti gestiti abusivamente”.
Nello specifico, emerse all’epoca, “spazzatura non classificata correttamente, un sistema grazie al quale sarebbero stati trasportati anche materiali non idonei nelle discariche di Roccasecca e Civita Castellana”.
Secondo la procura della repubblica capitolina sarebbero stati prodotti scarti da “rifiuti urbani indifferenziati con una dotazione impiantistica inadeguata al trattamento della frazione biologica, sulla base di un provvedimento palesemente illegittimo, paragonabile all’assenza di autorizzazione”.
Tosini: “Consapevole di non aver commesso alcun illecito”
“La vicenda specifica – spiegò la stessa Tosini nel settembre 2021, quando si seppe della richiesta di rinvio a giudizio e lei era candidata sindaca di Vetralla – riguarda la richiesta di sequestro di un impianto avanzata da un pm della procura di Roma che è stata respinta dal gip e poi dal tribunale del riesame. Il ricorso è stato accolto dalla corte di cassazione, che ricordiamo non si esprime sul merito delle vicenda ma solo sull’interpretazione normativa e ricordo che riguarda esclusivamente l’esercizio di un impianto”.
“Ripeto ancora una volta che sono assolutamente serena per il mio operato e attendo con fiducia le decisioni della magistratura, consapevole di non aver commesso alcun illecito: l’Italia per fortuna è ancora uno stato di diritto e mi darà la possibilità di dimostrare la mia innocenza nei modi e nelle sedi previste dalla legge”, aggiunse.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

