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Non fu ingiusta detenzione, bocciato ricorso di uno dei sei arrestati per droga

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Corte di cassazione

Roma – Corte di cassazione


Tarquinia –  (sil.co.) – Non fu ingiusta detenzione. Al centro di una sentenza della corte di cassazione la vicenda di uno dei sei arrestati nell’ambito di un’operazione dei carabinieri denominata “Vecchio Borgo’’ risalente a ben tredici anni fa, il 22 febbraio 2010.

È stato bocciato dalla suprema corte il ricorso finalizzato a ottenere un indennizzo per ingiusta detenzione presentato da un 43enne di Tarquinia contro l’ordinanza con cui, il 16 dicembre 2021, la corte d’appello aveva già rigettato analoga richiesta.

Il 43enne, all’epoca un trentenne del litorale che faceva di mestiere l’autotrasportatore, fu uno dei sei presunti spacciatori arrestati nell’ambito di un’inchiesta antidroga – condotta dai carabinieri della compagnia di Tuscania e della stazione di Pescia Romana, coordinati dal pm Elena Neri della procura di Civitavecchia – sfociata nell’operazione “Vecchio Borgo” all’alba del 22 febbraio 2010.

Tutto era partito da un episodio di spaccio avvenuto il primo aprile 2009 a Pescia Romana, che aveva visto un giovane del posto sborsare 800 euro per dieci grammi di cocaina. Dai successivi pedinamenti, riprese video e intercettazioni telefoniche, gli inquirenti erano giunti alla conclusione che nella zona operasse una banda italo-albanese attiva su tutto il litorale laziale, da Civitavecchia a Montalto di Castro, fino ad arrivare in Toscana, che si sarebbe rifornita di stupefacenti nella capitale. 


Carabinieri

Carabinieri – foto di repertorio


Nel corso dell’operazione, tra i comuni di Montalto di Castro, Tarquinia, Orbetello, Caserta e Roma (Tor Bella Monaca), furono eseguite le sei misure di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Civitavecchia, sequestrati tre chili di cocaina di ottima qualità per migliaia di potenziali dosi, tre piante di marijuana dalle quale potevano essere confezionate circa 250 dosi singole e un ingente quantitativo di eroina, per un totale di circa 50 dosi.

Finito a processo per spaccio, il 43enne è stato poi assolto dal tribunale di Civitavecchia, secondo cui gli elementi sui quali si era fondato il titolo cautelare non erano univoci e neppure sufficienti per affermare la penale responsabilità dell’imputato.


Donatella Ferranti

La magistrata viterbese Donatella Ferranti


Adesso la quarta sezione penale della corte di cassazione, presieduta dal giudice Donatella Ferranti, a distanza di 13 anni da quell’operazione, con sentenza del 24 gennaio le cui motivazioni sono state pubblicate il 6 febbraio, ha rigettato il ricorso dell’imputato.

Sottolineando, la cassazione, come la corte d’appello abbia ritenuto che il quadro indiziario, valutato ex ante al momento dell’adozione della misura cautelare nei suoi confronti fosse idoneo a configurare a suo carico gravi indizi di colpevolezza.

E che le spiegazioni dallo stesso fornite in sede di interrogatorio di garanzia non fossero sufficienti a inficiare gli elementi emersi dalle intercettazioni ambientali e dai servizi di monitoraggio e osservazione approntati dagli investigatori nei confronti suoi e degli altri coimputati.

“In linea generale – viene sottolineato nelle motivazioni della sentenza – va ricordato che, ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, può anche prescindersi dalla sussistenza di un ‘errore giudiziario’ (…) con la conseguenza che, in tanto la privazione della libertà personale potrà considerarsi ‘ingiusta’, in quanto l’incolpato non vi abbia dato o concorso a darvi causa attraverso una condotta dolosa o gravemente colposa”.


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