Viterbo – “Voglio un Pd riformista, pragmatico, tra la gente e popolare”. Stefano Bonaccini arriva a Viterbo. L’ora è tarda, l’avviso è partito all’ultimo, ma la sala congressi a San Martino al Cimino è piena per il presidente dell’Emilia Romagna, candidato alla segreteria nazionale. Con Enrico Panunzi, fresco di rielezione in consiglio regionale.
Stefano Bonaccini a San Martino al Cimino
Domenica il secondo tempo delle primarie, votano gli elettori, dopo gli iscritti che hanno determinato il vantaggio dello stesso Bonaccini.
“Dobbiamo tornare energici e popolari, la cosa che mi sta più a cuore”. Si è alzato alle 4, sostiene di essere stanco, ma parla a a braccio per un bel po’ e alla fine Panunzi gli regala la maglietta della Viterbese. A lui che è un collezionista. Adesso aspetta quella del Monterosi: “E ancora più rara”.
Bonaccini
Ricorda la sua rielezione in regione, il primo contagiato Covid. L’inizio di un incubo: “Se mi guardo indietro no so come abbiamo fatto a reggere”.
A Viterbo dà la sua idea di partito. “Serve una classe dirigente che vada in un bar – osserva Bonaccini – sappia ascoltare e dare risposte. Sento interviste di politici e mi chiedo da quanti anni non frequentano una palestra, un supermercato.
Enrico Panunzi
Sono stato alla Mirafiori, l’ultimo segretario Pd che c’era stato è Bersani. Nel 2012. Meglio rischiare i fischi piuttosto che rimanere al caldo degli applausi da parte di amici”.
Il primo intervento che immagina una volta eletto è una mobilitazione: “Davanti a luoghi di lavoro, bar – spiega Bonaccini – raccogliere firme per una legge d’iniziativa popolare sul salario minimo, dove non arriva la contrattazione collettiva”.
I diritti civili: “Ognuno deve essere libero d’amare chi gli pare. Meglio amare che odiare, ma servono leggi conseguenti. Migliaia di bambini nascono in Italia ma non possono essere cittadini italiani”.
Quindi una promessa: “La destra non cambierà la legge elettorale, allora vi dico che alle prossime politiche i candidati li sceglierete voi con le primarie, che non sono uno strumento perfetto, ma sempre meglio di quattro persone chiuse in una stanza a decidere”.
Simone Brunelli
Non vuole rottamare, ma portare gente nel partito. Il conteggio dei voti persi lo richiede. Ripete a più riprese che serve metterci la faccia e in caso di vittoria, chiederà una mano alla sua antagonista Schlein, così farà lui: “Senza che me lo chiedano, perché non ne posso più delle divisioni tra dirigenti”.
L’intenzione di dare vita a una scuola di formazione politica e un invito non solo a criticare il governo, ma a proporre anche soluzioni.
Elisabetta Maini
Prima di lui, Enrico Panunzi, reduce dalla campagna elettorale delle regionali. “Quasi un miracolo essere entrato in regione prima di Roma e Latina – dice Panunzi – con le stesse preferenze di cinque anni fa, ma con -30% di voti e abbiamo portato il Pd in provincia comunque al 22%.”.
Ringrazia chi lo ha aiutato: “Siamo stati tutti candidati, io vi ringrazio. Chiunque si candida deve sempre ricordare che tante persone girano per farlo votare. Abbiamo marciato controvento in una situazione difficile”.
Il Partito democratico: “Il mio rammarico maggiore è che si sia trasformato per addetti ai lavori. Elitario. I voti nelle borgate non li prendiamo più”.
Un passaggio sullo sfregio al territorio, per le candidature alle politiche. La Tuscia tagliata fuori, nessun nome locale a favore dei romani, ma su questo Bonaccini, in caso di vittoria ha già risposto. Domenica le primarie e la lista della Tuscia comprende Elisabetta Manini capolista, Simone Brunelli e Katia Taste. Si presentano e restano al tavolo insieme a Bonaccini e Panunzi.
Foto, strette di mano e abbracci, dopo le 23 tutti a casa. Bonaccini torna a Roma. La campagna elettorale non si ferma.
Giuseppe Ferlicca







