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Omicidio di Salvatore Bramucci, cinque indagati e il giallo del mandante

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Costantin Dan Pomirleanu, Sabrina Bacchio e Antonio Bacci,

Costantin Dan Pomirleanu, Sabrina Bacchio e Antonio Bacci


Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, resta aperto il giallo del mandante. A sei mesi dalla morte del pregiudicato 56enne ucciso lo scorso 7 agosto a Soriano nel Cimino non sarebbero ancora chiuse le indagini che a suo tempo hanno portato nel giro di appena un mese all’arresto dei presunti sicari. 

Nell’aria, almeno per ora, nessuna richiesta di giudizio immediato né traccia dell’arma del delitto. Non è chiaro invece se sia stato identificato o ci siano elementi concreti su un presunto mandante. Al momento, sulla carta, in cinque rischiano una condanna all’ergastolo davanti alla corte d’assise. Tre sono sottoposti ormai da quattro e cinque mesi a misura di custodia cautelare, tra cui la sorella della moglie della vittima. 

È l’ultimo omicidio commesso nel Viterbese. Un delitto che ha scosso la Tuscia nel cuore di una delle estati più calde di sempre, facendo pensare a una esecuzione di stampo mafioso o comunque da inquadrare nell’alveo della criminalità organizzata. L’omicidio sarebbe invece stato architettato per soldi e maturato nella cerchia familiare. 


Le auto del commando armato - Nel riquadro: Salvatore Bramucci

Le auto del commando armato – Nel riquadro: Salvatore Bramucci


Per chiudere il cerchio manca il mandante

L’unica certezza sembra essere che il mandante non sarebbe uno dei cinque indagati per omicidio premeditato in concorso. Tra loro spicca la cognata della vittima, Sabrina Bacchio, finita a in carcere quattro mesi fa con l’accusa di avere pianificato l’agguato mortale, lo scorso 22 ottobre, un mese dopo i presunti sicari, venuti apposta da Roma per uccidere, ovvero Lucio La Pietra e Antonio Bacci, detenuti a Mammagialla dal 13 settembre.

Erano le 8,20 di domenica mattina, lo scorso 7 agosto, quando Bramucci, come si ricorderà, è stato attinto da cinque dei sei colpi di pistola sparati a bruciapelo dai killer, giunti a bordo di una Smart bianca a noleggio e di una Giuletta grigia rubata, che avrebbero bloccato la sua vettura a pochi passi da casa, mentre stava andando a buttare, come faceva tutte le mattine, gli escrementi dei cani.


Presunto movente economico

Agli arresti domiciliari in seguito a una condanna per estorsione e usura che avrebbe finito di scontare a settembre 2022, Bramucci avrebbe avuto in animo, secondo quanto riferito nell’immediatezza dalla moglie Elisabetta Bacchio, di trasferirsi a Tenerife con la figlia avuta da un precedente matrimonio. 

Bramucci nel frattempo pare avesse accumulato un tesoretto in contanti e orologi preziosi, per decine di migliaia di euro, ai quali avrebbe aggiunto o voluto aggiungere un’ulteriore somma attorno ai 50mila euro, che gli sarebbero stati dovuti da persone cui aveva effettuato prestiti, le cui iniziali, assieme alle singole cifre, avrebbe appuntato su un’agendina rossa trovata nascosta dopo la sua morte dalla moglie, subito collaborativa con gli inquirenti, in un mobile della sala.

In base a quanto emerso, dopo la sua morte, soldi e gioielli sarebbero stati cercati sia dai familiari che dagli investigatori senza successo.


Il ruolo di trait d’union della cognata

Bacci, in particolare, sarebbe stato una sorta di braccio destro della Bacchio Sabrina, colui che avrebbe avuto i contatti giusti nella capitale per mettere a punto il piano e orchestrare quello che su carta sarebbe dovuto essere un delitto perfetto: l’uccisione di un pregiudicato giunto a fine pena, coinvolto in chissà quali scenari criminali, vittima di una spedizione punitiva promossa da una qualche organizzazione malavitosa cui poteva avere pestato i piedi. 

Invece l’inchiesta, annesso che fosse veramente quella l’intenzione, ha preso subito un’altra piega, portando a indagare fin dal primo momento in ambito familiare.

Oltre ai due presunti sicari e alla cognata del 56enne, sono indagate a piede libero altre due persone: il compagno della donna, Costantin Dan Pomirleanu e il pluripregiudicato romano Alessio Pizzuti. Uno di loro potrebbe essere l’uomo che era alla guida della Giulietta, ripresa durante il viaggio dalle telecamere, dietro la Smart, i cui passeggeri, secondo le indagini sarebbero stati Bacci e La Pietra. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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