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Provini “hard” a tredici aspiranti attrici tra cui una viterbese, rimesso in libertà finto regista

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Claudio Marini

Claudio Marini


Viterbo – È tornato in libertà a metà gennaio il finto regista Claudio Marini, quello che garantiva alle aspiranti attrici di farle recitare in film con star di Hollywood. “La forza dell’amore”, “Un gioco pericoloso”, “Miele amaro” i titoli delle fantomatiche pellicole che avrebbero dovuto girare. Anche in piena emergenza Covid, prospettando alle vittime partecipazioni a casting di nuovi film da girare non appena terminato il lockdown.

Tra le tredici presunte vittime c’è anche una ventenne aspirante attrice viterbese, parte civile con l’avvocato Luigi Mancini all’unico processo per violenza sessuale in cui figura soltanto lei come parte offesa. Le altre dodici ragazze, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, sono tutte parti offese in un altro procedimento.

Il processo “viterbese” sarebbe dovuto riprendere questo martedì davanti al collegio del tribunale di Roma proprio con l’ascolto della vittima, invece è stato rinviato a dopo l’estate. La giovane, che ha sporto denuncia nel 2020, sarebbe stata anche lei intercettata con la solita scusa del casting: dopo un primo provino conoscitivo, il “regista” l’avrebbe invitata a casa sua per provare a interpretare con lui una scena “hot”. 

Nel frattempo l’imputato, un cinquantenne originario di Frosinone, finito in carcere la vigilia di Ferragosto 2021 con l’accusa di avere adescato 12 donne, è uscito di prigione perché scaduti i termini di custodia cautelare. Il processo che ne è scaturito, per 4 violenze a Milano e 8 a Roma, è stato anch’esso rinviato, tre settimane fa, per una lombosciatalgia dell’imputato. 

Marini è finito nei guai dopo essere stato denunciato da un’aspirante attrice di vent’anni che avrebbe baciato prima di provare ad avere un rapporto intimo. La giovane, scioccata, scappò e corse a denunciarlo, dando via all’inchiesta.

Era il 2019 quando Claudio Marini, facendosi chiamare Alex Bell a Roma e semplicemente David a Milano, avrebbe messo in piedi una struttura credibile per selezionare ragazze che avevano il sogno di diventare attrici. Studi associati e uffici professionali per casting, sale d’attesa gremite di gente, una segretaria che si occupava di registrare i nomi, e poi lui, che si “vendeva” come l’uomo incaricato da due società (poi risultate essere inesistenti e non operative) come regista. 

Il processo per violenza sessuale ai danni della giovane viterbese, per cui Marini è stato rinviato a giudizio mentre era già recluso a Regina Coeli, è entrato nel vivo davanti al collegio del tribunale di Roma lo scorso 17 novembre, quando è stato sentito come testimone il carabiniere che per primo ha raccolto la denuncia della ventenne. Al cinquantenne viene contestata l’aggravante della recidiva. 


Luigi Mancini

L’avvocato di parte civile Luigi Mancini


Per cominciare un colloquio professionale 

Secondo l’accusa, l’imputato, difeso dagli avvocati Mario Di Sora del foro di Frosinone e Sarah Grieco del foro di Cassino, avrebbe promosso online, su un sito specializzato, un casting per selezionare delle giovani attrici in vista della produzione di un suo nuovo film. La ventenne viterbese si sarebbe iscritta ai provini pubblicizzati dal cinquantenne.

L’imputato avrebbe poi invitato la ragazza a un primo incontro conoscitivo in un ufficio di via della Sforzesca, presentandosi  all’aspirante attrice come un importante regista e produttore cinematografico.

I due avrebbero iniziato a chiacchierare, Marini avrebbe osservato bene la giovane, come un vero professionista alla ricerca dell’attrice perfetta per una buona riuscita di un progetto. Le avrebbe descritto il film in produzione ed esaminato il curriculum della candidata, senza avances di alcun tipo. Un appuntamento professionale. A colloquio finito, per i pm, la ragazza l’avrebbe colpito in positivo. 


Fast food e “provino” in appartamento

Il cinquantenne avrebbe poi dato un altro appuntamento alla ventenne, presso un fast food di viale Giulio Cesare. “Per fare un secondo provino per il ruolo cinematografico in questione”, scrive negli atti il sostituto procuratore Stefania Stefania, titolare del fascicolo.

La ragazza si sarebbe presentata, puntuale. L’imputato l’avrebbe fatta salire nella sua auto e “da qui la conduceva con la propria automobile – si legge nel capo d’imputazione – presso un appartamento, luogo che a suo dire utilizzava come ufficio”.

Ma, una volta saliti nell’appartamento, secondo quanto ricostruisce l’accusa, l’imputato avrebbe detto alla ragazza di recitare tra le mura del locale alcune scene hot del copione. 


“Baciami, fa parte del copione”

“Baciami, fa parte del copione”, avrebbe detto alla persona offesa  palpeggiamdole glutei e seni. Secondo il pm, il cinquantenne “si era sostituito ad un produttore cinematografico regista – ricostruisce il magistrato nel capo d’imputazione – e induceva la vittima a compiere atti sessuali contro la sua volontà tali da impedire una pronta reazione di difesa”.

Silvana Cortignani


Articoli: Con la scusa del provino violenta aspiranti attrici, una ventenne viterbese tra le vittime del “regista” – Organizzava finti casting per abusare delle aspiranti attrici


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva


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