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Raid neofascista allo stadio, la cassazione: “Spedizione punitiva premeditata”

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Carabinieri, un arresto - foto di repertorio

In nove furono fermati dai carabinieri a Civita Castellana – foto di repertorio


Viterbo – (sil.co.) – Sprangate allo stadio, la cassazione: “Spedizione punitiva premeditata”. Definitiva la condanna di uno dei nove viterbesi fermati per il feroce raid al campo di calcio di Magliano Romano del 16 novembre 2014, quando almeno una ventina di persone fecero irruzione sugli spalti, volto coperto e bastoni in mano, per pestare i tifosi dell’Ardita San Paolo.

Il match Magliano Romano-Ardita San Paolo fu sospeso dopo l’irruzione sugli spalti degli incappucciati. I carabinieri fermarono i viterbesi a Civita Castellana, quattro dei quali furono arrestati, al ritorno dallo stadio. Tutti militanti dell’estrema destra viterbese tra i 18 e i 32 anni.

Davanti alla corte di cassazione è comparso a gennaio un giovane, classe 1996, all’epoca dei fatti era appena 18enne, tra i cinque indagati rimasti a piede libero, imputato di lesioni aggravate in concorso e porto di armi atte a offendere con l’ulteriore aggravante della premeditazione. 

Secondo la difesa non  ci sarebbero state prove certe che l’imputato, oggi 27enne, fosse all’interno della Mini Cooper, di cui è stato trovato alla guida al momento del fermo, anche nelle fasi antecedenti e contemporanee al raid e che fosse a conoscenza dell’intento criminale degli altri soggetti, non essendo tra l’altro disponibile alla sua vista la spranga rinvenuta all’interno della vettura  

Per i giudici della quinta sezione penale della corte di cassazione, in base alle motivazioni della sentenza del 25 gennaio scorso, sono evidenti “la pluralità degli elementi che depongono per la partecipazione dell’imputato alla spedizione punitiva ai danni di tifosi dell’Asd Ardita, che si trovavano ad assistere alla partita di calcio nel campo sportivo di Magliano Romano”.

Secondo le motivazioni della corte d’appello, che il 17 gennaio 2022 ha confermato la sentenza di primo grado del tribunale di Tivoli, il gruppo si sarebbe mosso compatto, agendo con le modalità tipiche della spedizione punitiva con raduno dei partecipanti al raid e irruzione sugli spalti in folto gruppo, con i volti travisati, e impugnando corpi contundenti poi usati per picchiare gli avversari con modalità da attacco a sorpresa tali da sorprendere le vittime”.


Corte di cassazione

Roma – Corte di cassazione


“La corte di appello – sottolineano gli ermellini – ha evidenziato come il coinvolgimento del veicolo fosse emerso sin dalla fase iniziale in cui gli aggressori si erano ritrovati nella piazza principale del comune di Magliano Romano, per poi essere notato – anche da un teste oculare – presso lo stadio comunale ed essere quindi rintracciato – grazie alle indicazioni fornite da un carabiniere che aveva avuto modo di annotare il numero di targa delle due autovetture a bordo della quale gli aggressori si erano allontanati di cui una corrispondente alla Mini Cooper in questione – dagli operanti poco dopo il fatto, ossia a distanza di solo una mezz’ora dal raid”.

A bordo del veicolo fu rinvenuto il materiale utilizzato per mettere a segno l’incursione punitiva, ovvero una spranga e indumenti per il travisamento: “La partecipazione dell’imputato al raid è comprovata dall’accertato arrivo nel parcheggio antistante lo stadio della sua autovettura in concomitanza con l’irruzione degli autori dell’assalto, dal percorso in uscita effettuato da costui e ripreso dalle telecamere, dal tempo impiegato per giungere al punto in cui fu bloccato dai carabinieri e dal ritrovamento all’interno del veicolo da costui condotto di una spranga metallica e di capi di abbigliamento assolutamente conformi per tipologia e colori con quelli che i numerosi testimoni presenti nello stadio hanno descritto come indossati dagli assalitori per rendersi non identificabili”.

Quanto alla contestata aggravante della premeditazione: “L’esecuzione del reato è caratterizzata da un attacco congiunto a sorpresa, ma anche dall’efficienza con cui gli autori del fatto hanno agito, dimostrando di eseguire un piano a monte ben prestabilito”.


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