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Viterbo – (sil.co.) – Sul telefonino un sms della sua banca, risponde e nel giro di poche ore le svuotano il conto corrente di tremila euro. Assolti.
Vittima la cassiera di un ipermercato, una persona quindi abituata a guardarsi davanti e dietro per professione. Ma indifesa di fronte alla telefonata di un sedicente impiegato del suo istituto di credito, giunta dal numero verde del suo istituto di credito, che di sabato mattina la sollecitava a entrare sulla app della sua banca per evitare che le venisse sospeso il conto.
Era il 6 giugno 2020, quando l’Italia faceva ancora i conti con le restrizioni post lockdown.
Solo il lunedì successivo la donna, recandosi in banca, ha scoperto di avere effettuato suo malgrado due bonifici, tramite il suo Iban, ad altrettanti conti correnti intestati a due uomini a lei sconosciuti, finiti a processo per truffa davanti al giudice Alessandra Aiello, che il primo febbraio li ha assolti con formula piena.
A raccontare l’accaduto è stata la stessa vittima, spiegando che il messaggio della sua banca la invitava a cliccare un link per evitare la sospensione del conto.
“Io l’ho fatto e poco dopo ho ricevuto la prima di due telefonate dal numero verde che mi invitavano a entrare e uscire dall’app dell’home banking , digitando ovviamente il mio pin e dandomi delle indicazioni. Nel pomeriggio mi è poi giunta una terza telefonata, sempre dal numero verde, per dirmi di disinstallare l’app e darmi appuntamento al lunedì successivo in banca per reinstallarla”, ha proseguito la parte offesa.
“Quando sono andata in banca il lunedì – ha continuato la donna -, per riattivare l’app, ho scoperto di avere fatto due bonifici da 1500 euro ciascuno ai due imputati, che io naturalmente ho disconosciuto, andando a sporgere denuncia.
La banca, lì per lì, mi ha risarcita, disponendo un’indagine interna, in base alla quale è emerso però che si era trattato di operazioni assolutamente regolari, per cui i tremila euro mi sono stati ritolti dopo circa un mese”.
La vittima non si è costituita parte civile, ma ha ribadito davanti al giudice la volontà di andare avanti con la querela per vedere puniti i suoi presunti truffatori.
Invece il difensore Remigio Sicilia, in sostituzione del difensore di fiducia, è riuscito ad ottenere l’assoluzione di entrambi i beneficiari dei bonifici.
Ultimo testimone dell’accusa, un agente della polizia postale. “C’era l’Iban di riferimento dei movimenti in uscita della querelante su regolari conti correnti di altre due banche e il numero verde della banca, un cui eventuale uso indebito non è stato denunciato dall’istituto”, ha detto.
“Nessuna denuncia da parte della banca. E il teste ci ha spiegato che il numero verde era effettivamente il numero verde della banca ed era impossibile risalire a un eventuale uso illegittimo, magari tramite un sofisticato software estero, da parte degli imputati, contro i quali non ci sono quindi prove”. ha sottolineato il difensore.
“L’evidenza ci dice che la ‘truffa’ è stata fatta col numero verde della banca di cui è correntista la parte offesa”, ha concluso il legale, ottenendo l’assoluzione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
