Viterbo – (sil.co.) – Senzatetto finisce a processo per tentato furto, ma in realtà si era nascosto in quel capannone sulla Tuscanese soltanto per scaldarsi. Prova ne sia che, oltre ai pochi abiti in suo possesso, aveva con sé un fornelletto da campeggio. Acceso. Era la sera della Befana di due anni fa.
Sul posto i carabinieri – foto di repertorio
Erano circa le cinque e mezza del pomeriggio del 6 gennaio 2021, giorno della Befana, quando il titolare di un’azienda di legnami ricavata in un ex tabacchificio avrebbe visto, nella semioscurità, un individuo saltare la recinzione e introdursi in uno dei capannoni, che era in fase di pulizia e ristrutturazione.
I carabinieri, al loro arrivo, avrebbero trovato il futuro imputato seduto per terra, accovacciato su se stesso per non congelare, in un ex ufficetto 3×3 metri, il luogo più piccolo che aveva scovato, dove nascondersi la notte per sfuggire ai rigori del freddo invernale nell’immediata periferia del capoluogo.
Difeso dall’avvocato Carlo Mezzetti l’uomo, un extracomunitario – che non solo non parlerebbe, ma non capirebbe neanche bene l’italiano – è stato assolto ieri dal giudice Aleassandra Aiello con formula piena, dopo che durante il dibattimento è emerso che con sé, al momento dell’arresto aveva tutti i suoi vestiti e un fornelletto da campeggio accesso, con il quale cercava conforto al gelo.
Il difensore Carlo Mezzetti
“Non aveva l’atteggiamento del ladro, ma della persona che cerca riparo”, ha ammesso senza difficoltà, su richiesta del difensore, uno dei militari intervenuti sul posto in seguito alla segnalazione al 112. L’arresto sarebbe scattato per una serie di motivi, tra cui il tentato furto, che non ha però trovato riscontri in aula.
L’extracomunitario, che non sarebbe stato dunque un ladro, era però privo di documenti nonché colpito da un decreto di espulsione, tanto da essere inviato all’immigrazione.
“Lo abbiamo identificato tramite le impronte digitali, scoprendo dalle banche dati che aveva innumerevoli alias, tanto da non capire quale fosse il suo vero nome”, ha proseguito il militare, entrato in azione con altri due colleghi, cui non è rimasto altro da fare che procedere all’arresto.
Per chiarire che il presunto ladro non aveva alcuna intenzione di rubare ci sono voluti due anni. L’accusa ha chiesto l’assoluzione secondo l’articolo 530, 2° comma. Il giudice Aiello ha dato ragione all’avvocato Mezzetti, assolvendo l’imputato dall’accusa di tentato furto “perché il fatto non sussiste”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

