|
|
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Crediti fiscali bloccati, il tessuto imprenditoriale delle costruzioni è in forte difficoltà, si rischia il default e molti lavoratori rischiano di rimanere senza lavoro.
La grande impennata del settore delle costruzioni nell’economia nazionale, a seguito del grande investimento post pandemia adottato dal governo attraverso i vari bonus ,di cui ormai si parla in maniera sistematica, ha generato in termini economici una grande domanda che proporzionalmente ha prodotto un aumento dell’offerta, che come prima conseguenza ha fatto lievitare in maniera vertiginosa il costo delle materie prime, ferro +300% legno +200% cemento 50% derivati del cemento dal 75 al 150% materiali coibentanti +200%.
La grande rincorsa alla riqualificazione abitativa interpretata inizialmente a “costo 0” dagli utenti, ha messo imprese serie e strutturate nella condizione di centellinare le richieste ,scegliendo i cantieri vantaggiosamente migliori, lasciando il resto, ovvero la grande fetta delle richieste, a molte imprese o improvvisate o poco strutturate.
Tutte hanno iniziato a maturare crediti fiscali, ceduti dai committenti per le opere di riqualificazione con una grande differenza però, ovvero la monetizzazione di questi, molto agibile per le imprese più grandi e strutturate alle quali sono state dedicate linee di credito apposite dalle banche e molto meno percorribili da tutto il resto del tessuto imprenditoriale, che per la sua peculiarità di mini e micro imprese offriva garanzie meno adeguate.
“Il risultato è chiaro a tutti – dichiara reggente della Filca Cisl Lazio nord Francesco Agostini –. Si iniziano a vedere cantieri fermi, aumentano le domande da parte di molte aziende di rateizzazione in cassa edile del dovuto contributivo e iniziano a contattarci lavoratori divenuti disoccupati. La grande manovra economica di rilancio del settore così come inizialmente concepita, di fatto ha creato una bolla speculativa dalla quale sarà molto difficile uscirne almeno per i prossimi anni, inoltre il nuovo decreto che blocca le cessioni dei crediti e la possibilità di usufruire dello sconto in fattura annuncia un disastro inevitabile“.
Si stima la perdita di oltre centomila posti di lavoro nei prossimi mesi a livello nazionale, rendendo per di più i vari bonus (indipendentemente dalla percentuale, sia il 50% che il 90%) “roba solo per ricchi”, vanificando il grande sforzo di imprese e lavoratori che in questi due anni hanno investito sulla formazione ,specializzandosi in ristrutturazione e riqualificazione ,quelle imprese insomma che se dovessero chiudere non potranno neanche dare quel contributo indispensabile alla realizzazione dei tanti progetti del Pnrr.
“In un momento economico delicato come quello corrente – dichiara il segretario generale della First Cisl Alessandro Scorsini – è importante rilanciare un modello di banca tradizionale che rimanga radicata nei territori e al servizio del paese per star vicino a imprese e famiglie per supportare questa nuova emergenza. Lo spopolamento degli sportelli bancari creerebbe un ulteriore disagio, le banche debbono svolgere quel ruolo sociale che viene loro attribuito anche dalla costituzione. Da molto ormai sostengo l’idea di un osservatorio sul credito, chiedendo proprio giorni fa un tavolo permanente al Presidente della Provincia Alessandro Romoli”.
Filca Cisl Lazio Nord
