Viterbo – “Suo figlio ha avuto un incidente”. L’ultima truffa è stata messa a segno a Viterbo mercoledì primo febbraio ai danni di una coppia di insegnanti di liceo in pensione di 72 e 78 anni, residenti in un quartiere nell’immediata periferia del capoluogo, cui lucidità e cultura non sono bastati a evitare di cadere nella trappola dei banditi che li hanno terrorizzati in nome del figlio, riuscendo a farsi consegnare 700 euro in contanti, un migliaio di euro in preziosi e la tessera bancomat con cui hanno prelevato altri 250 euro.
“Quando i miei genitori hanno capito cosa era successo, mi hanno chiamato disperati e siamo corsi in questura a sporgere denuncia”, racconta a Tusciaweb il figlio, un professionista 44enne di Viterbo, che, come dice lui stesso, ai genitori non ha mai dato un pensiero, “nemmeno quando ero adolescente, forse per questo erano più disarmati”.
Viterbo – Polizia in centro
“Erano circa le 11 quando la mamma ha risposto a una telefonata sul fisso da parte di un sedicente funzionario di polizia. Dall’altro capo del filo una voce maschile, che le ha detto che avevo avuto un incidente e che, siccome ero senza bollo e assicurazione, mi avevano fatto un fermo amministrativo e che rischiavo una condanna penale, a meno che, entro mezzogiorno, non avessimo versato una cauzione di 4500 euro per tre verbali, uno per il bollo, uno per l’assicurazione e un altro per l’incidente”, spiega il 44enne.
“A mamma hanno detto che io non potevo parlare, perché stavo a mia volta parlando con le forze dell’ordine, quindi le hanno chiesto un numero di cellulare, dicendole di non agganciare, così lei avrebbe continuato a parlare col funzionario di polizia e suo marito avrebbe potuto parlare con un avvocato. Solo dopo hanno capito che era per tenere occupati entrambi, evitando che potessero insospettirsi parlando tra loro. Intanto gli mettevano fretta, dicendo che il termine delle ore 12 stava per scadere”, spiega il professionista.
“Mio padre è andato in via Belluno, dove gli ha dato appuntamento il fantomatico avvocato, dicendogli che era per una pec. Al suo arrivo il legale non c’era, ma al telefono gli diceva di aspettare, che stava arrivando. Era un diversivo, per tenerlo lontano dalla mamma, che nel frattempo, da sola, è andata a prelevare i contanti in banca”, prosegue il professionista.
“Mia madre, fortunatamente, ha potuto ritirare nell’immediato soltanto 500 euro, cui ha aggiunto 200 euro che aveva a casa, mettendo insieme 700 euro, che ha consegnato a un ‘addetto’ della polizia sulla quarantina, col volto travisato da una mascherina anti Covid e l’accento del centro-sud. L’uomo, sicuramente italiano, a fronte dei 4500 euro necessari a salvare il figlio dalle pesanti sanzioni penali cui stava andando incontro, si è fatto consegnare i gioielli che c’erano in casa, per un migliaio di euro, col dire che ci avrebbero pensato loro a ‘convertirli’ in denaro, poi si è fatto dare la tessera bancomat con tutto il codice pin”.
“Poco dopo è tornato mio padre e quando si sono guardati in faccia hanno capito tutto, chiamandomi subito al lavoro per dirmi che erano stati truffati. Abbiamo bloccato la tessera e siamo andati a sporgere denuncia in questura, dove il personale è stato professionale e gentilissimo coi miei genitori, sottosopra per l’accaduto. Mia madre, che è stata sempre la più diffidente della famiglia, non si dà pace. Dice che in quei momenti il suo unico pensiero ero io e che doveva togliermi dai guai. Non ha pensato neanche un attimo che potesse essere una truffa, nonostante se ne parli tanto. Solo quando i loro sguardi si sono incrociati, hanno capito”.
Qualcosa nel frattempo si è mosso. “Prima che il bancomat venisse bloccato, i truffatori sono riusciti a effettuare un prelievo da 250 euro presso uno sportello del Corso, a un’ora determinata, per cui la videosorveglianza potrebbe dare una mano”, dice il figlio della coppia.
“Aggiungo soltanto che non basta la normale prudenza, non bastano le raccomandazioni ai propri genitori, non basta tenere altissima la vigilanza. Mamma e papà non hanno neanche 80 anni, sono ancora giovani, hanno studiato, sono entrambi laureati, hanno insegnato per tutta la vita al liceo fino alla pensione… eppure sono caduti nella trappola dei truffatori. Io credo che si debba prestare la massima attenzione e che possa essere utile parlarne, anche se chi è vittima di truffa si sente mortificato”, conclude.
Silvana Cortignani
