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Roma – “L’Italia perde un grande giornalista, il suo impegno contro la mafia gli costò un attentato”. Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni vittima delle stragi di Cosa Nostra degli anni 90, ricorda l’impegno antimafia di Maurizio Costanzo, il celebre conduttore e autore scomparso oggi all’età di 84 anni.
Messaggi di cordoglio a gogò sui social e racconti di amici e colleghi che hanno omaggiato il giornalista ricordando del tempo trascorso insieme. Maurizio Costanzo ha contribuito anche nella lotta contro la mafia e ha rischiato la vita.
“Con Maurizio Costanzo l’Italia perde un grande giornalista. Ricordo con gratitudine quando fu concretamente vicino a mio fratello dandogli voce e spezzando così l’isolamento che soffriva in quella fase della sua vita – ricorda Maria Falcone, sorella di Giovanni, il giudice ucciso da Cosa Nostra nel 1992 -. Il suo impegno nella lotta alla mafia e nel far crescere la consapevolezza degli italiani sulla criminalità organizzata, gli costò un terribile attentato. A conferma di quanto fosse prezioso il suo lavoro sono i lasciti più significativi di una carriera che lo ha visto protagonista e innovatore dell’informazione italiana”.
Un anno dopo le stragi del 1992, la criminalità organizzata voleva uccidere il conduttore televisivo, ma lui insieme alla moglie riuscì a fuggire all’attentato di via Fauro del 14 maggio 1993.
“La mafia mi dedicò 70 chili di tritolo mentre tornavo a casa in macchina con Maria. Il bello è stato accorgerci che eravamo vivi – disse a un’intervista il conduttore nel 2020 -. Mi risulta dai magistrati di Firenze che Messina Denaro sia venuto al teatro Parioli durante il Maurizio Costanzo Show per vedere se si poteva fare lì l’attentato, sarebbe stata una strage. Hanno deciso di farlo quando uscivo”.
Al momento dell’esplosione erano in transito due autovetture: una presa a nolo la mattina dell’attentato condotta da Stefano Degni e dove sedevano Maurizio Costanzo e la sua compagna Maria De Filippi e, a brevissima distanza, un’altra con a bordo le guardie del corpo Fabio De Palo e Aldo Re.
Non ci furono vittime. Gli occupanti dell’autovettura rimasero illesi per un ritardo nello scoppio causato dal telecomando e per un muretto di una scuola che fece da protezione all’automobile blindata di Costanzo.
Le indagini successive e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia accertarono che gli autori dell’attentato erano proprio alcuni mafiosi e che Costanzo era uno dei principali obiettivi da eliminare per Cosa Nostra a causa delle sue trasmissioni.
Da quel momento il giornalista visse sottoposto a un protocollo di protezione.
