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Tentato femminicidio con cinque coltellate, ultimo teste della difesa il figlio dell’imputato

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Carabinieri e 118 - foto di repertorio

Sul posto carabinieri e 118 – foto di repertorio


Capranica – (sil.co.) – Tentato femminicidio a coltellate, ultimo teste della difesa il figlio dell’imputato. Sarà ascoltato a aprile, come deciso ieri dal collegio del tribunale di Viterbo che ha fissato la discussione per il prossimo mese di maggio.

Salvo imprevisti, si chiuderà dunque tra qualche settimana l’istruttoria del processo per tentato omicidio all’ex poliziotto sessantenne Alberto Aniello, arrestato dai carabinieri il 29 gennaio 2021 a Capranica per la feroce aggressione della compagna, colpita con cinque coltellate, tre all’addome e due alla schiena, mentre stava preparando la valigia per lasciarlo.

Vittima la 56enne originaria della Polonia con cui viveva in un appartamento al primo piano del civico 10 di via Largo delle Fornaci.

Secondo la perizia medico legale e psichiatrica affidata dal tribunale a due consulenti, illustrata in aula il 13 settembre dalla dottoressa Giorgia Ciancolini e lo scorso 6 dicembre dal dottor Francesco Biagiotti, la coltellata che ha sfiorato il cuore della vittima poteva ucciderla, mentre la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti sarebbe stata fortemente scemata. 

A giungere a quest’ultima conclusione è stato il dottor Biagiotti, duramente contestato dall’avvocato di parte civile della vittima, la legale Alessia Moscardelli in sostituzione della collega Ernestina Portelli, la quale, tra le altre cose, ha sottolineato come gli allegati, tra cui il referto di una risonanza alla testa fatta a Belcolle il 14 dicembre 2021 su richiesta della difesa e i brogliacci di alcune visite psichiatriche effettuate in carcere immediatamente dopo l’arresto, provengano dall’elaborato del consulente di parte della difesa e come la relazione sia frutto di un colloquio di appena un’ora con l’imputato, l’unico alla presenza di tutte le parti, effettuato a ottobre dopo la scarcerazione.

Alberto Aniello è stato rimesso in libertà lo scorso 9 settembre per decorrenza dei termini dopo un anno e otto mesi trascorsi nel carcere viterbese di Mammagialla. A dicembre c’era anche lui in aula, difeso dagli avvocati Amedeo Centrone e Federica Ambrogi. Avrebbe dovuto essere sentito, ma ha rinunciato a farsi interrogare in tribunale, così come si era avvalso della facoltà di non rispondere subito dopo l’arresto.

Tre i coltelli da cucina, dello stesso set, usati contro la 55enne: da 8, 13 e 18 centimetri.

“La parte offesa non è mai stata in pericolo di vita, ma il colpo sferrato sotto il seno destro, che ha provocato lacerazioni e contusioni al polmone nonché sfiorato il cuore, poteva essere mortale”, ha detto in aula il medico legale Giorgia Ciancolini.

L’accoltellamento è avvenuto attorno alle 14, 20. L’allarme dato dal vicino che per primo ha soccorso la 55enne, è scattato alle 14,26. Per primo è giunto un carabiniere della locale stazione. Alle 14,40 è arrivato il 118. L’ambulanza è ripartita con la paziente a bordo alle 15,20, dopo che i sanitari hanno medicato le ferite. La vittima è giunta al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle alle 15,50 con un codice rosso. Alle 2 di notte la parte offesa è stata condotta in sala operatoria dove le è stato apposto il drenaggio per il pneumotorace derivato dal colpo che ha raggiunto il polmone e sfiorato il cuore.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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