Roma – La corte di cassazione
Viterbo – Rebeshi, Trovato e gli altri: nessun colpo di scena. Dichiarati tutti inammissibili i ricorsi delle difese.
Fu veramente “mafia viterbese”, confermata l’associazione: “Tensione e paura nell’intera collettività”. Confermate in terzo grado le condanne d’appello nonché il riconoscimento dell’aggravante del 416 bis.
Sono state confermate nella tarda serata di ieri dalla corte suprema le condanne d’appello nonché il riconoscimento dell’aggravante dell’associazione di stampo mafioso, col risultato che le pene inflitte agli imputati che a suo tempo scelsero l’abbreviato sono diventate definitive.
È iniziata poco prima delle 11 di ieri mattina l’udienza fiume davanti alla seconda sezione penale della corte di cassazione per nove dei tredici arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019, ovvero gli imputati cui è stata contestata l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso, tra cui i boss del sodalizio italo-albanese che ha messo a ferro e fuoco Viterbo nel famigerato biennio 2017-2018, Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.
“Un clima di tensione e paura nell’intera collettività”
“Va premesso – si legge nella sentenza di secondo grado, diventata definitiva – che il contesto territoriale e ambientale in cui si muove un sodalizio criminale di tipo mafioso riveste una importanza fondamentale per poterne individuare la forza intimidatoria e capacità di assoggettamento della comunità o di una parte di essa”.
“Non è, dunque, privo di rilievo sottolineare come l’attività criminosa del gruppo si sia svolta a Viterbo – si afferma sempre nella sentenza – città di medie dimensioni, con tenore di vita medio alto e notevole presenza di imprese, caratterizzata per la sua tranquillità e per un livello di sicurezza certamente superiore ad altre realtà laziali, mai raggiunta prima da infiltrazioni di grandi gruppi criminali“.
“Orbene, l’azione del sodalizio criminale che qui occupa – si aggiunge nella sentenza – ha sconvolto l’ordinaria routine della vita cittadina con una serie di eclatanti attentati incendiari che hanno creato un clima di tensione e paura non solo nei diretti interessati ma anche, progressivamente, nell’intera collettività viterbese“.
E infine: “L’impressionante numero di gesti intimidatori ha creato un diffuso allarme sociale, alterando in maniera significativa il pacifico svolgimento della vita cittadina, fondato sulle regole del quieto vivere e della reciproca conoscenza tra i suoi abitanti”.
Mafia viterbese – Una delle vetture date alle fiamme (nei riquadri i presunti boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi)
Chiesto il rigetto di tutti i ricorsi degli imputati
Presidente, Luciano Imperiali. I primi a parlare, per circa un’ora, sono stati i consiglieri relatori Giovanna Verga e Giuseppe Nicastro. A seguire il procuratore generale Romano, la cui requisitoria è durata un’altra ora.
Romano ha chiesto il rigetto di tutti i ricorsi degli imputati perché infondati e solo discorsivi. La pubblica accusa ha parlato per quasi due ore, esaminando ogni passaggio delle varie tesi difensive e ritenendole tutte superate dalla sentenza della corte d’appello.
Le parti civili costituite tramite i propri difensori, tra cui gli avvocati Marco Russo per il comune di Viterbo e il presidente della camera penale Roberto Alabiso, anche vittima dal momento che nel luglio 2017 ha subito l’incendio di un vettura, si sono associate alle richieste del procuratore generale. Insistendo per riconoscimento dei danni morali e materiali subìti dalle persone offese dai reati contestati.
La macchina dell’avvocato Roberto Alabiso divorata dalle fiamme
46 episodi da gennaio 2017 a dicembre 2018
“La doppia conforme sull’associazione mafiosa da parte delle due sentenze di primo e secondo grado è di per sé sufficiente a ritenere integrati gli elementi costitutivi del delitto associativo su cui si sono soffermati tutti i motivi di ricorso”, ha detto in particolare l’avvocato Russo.
“Per quanto riguarda il comune di Viterbo – ha sottolineato il legale – tutto quello che è successo va calato nel contesto territoriale di una città che mai aveva assisitito ad una escalation di violenza definita impressionante dallo stesso procuratore generale nel corso della sua requisitoria: 46 episodi da gennaio 2017 a dicembre 2018”.
Corte di cassazione – Gli avvocati Marco Russo e Giovanni Labate
Attorno all’una e un quarto sono cominciate le arringhe delle difese. Hanno discusso l’avvocato Piergiorgio Manca per Luigi Forieri, Francesco Tagliaferri per Gabriele Laezza, Roberto Afeltra per Ismail Rebeshi, Giovanni Labate per Shkelzen Patozi, Giuseppe Di Renzo per Giuseppe Trovato e la compagna Fouzia Oufir, Montemagno per Gazmir Gurguri. Solo l’avvocato Labate del foro di Viterbo.
Roma – Gli avvocati Giuseppe Di Renzo e Giovanni Labate durante l’udienza preliminare
Le condanne di primo e secondo grado
– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione (13.400 euro di multa) – In primo grado 13 anni e 4 mesi (14mila euro di multa);
– Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi (9.500 euro di multa) – In primo grado 12 anni e 12mila euro di multa;
– Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi (5.300 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 8 mesi (8mila euro di multa);
– Gabriele Laezza: 7 anni (5.800 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 6mila euro di multa;
– Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi (5.200 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 4mila euro di multa;
– Fouzia Oufir: 5 anni – In primo grado 5 anni e 4 mesi (6mila euro di multa);
– Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi – In primo grado 7 anni e 4 mesi;
– Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi – In primo grado 6 anni;
– Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (caduta l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso) – In primo grado 8 anni e 4 mesi;
– Martina Guadagno: Assolta – In primo grado 2 anni e 4 mesi (assolta dall’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso).
– Mafia viterbese: “Giusto il 41 bis” – Per la procura generale fu “associazione”




